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25 aprile 2014

“C’era una volta”..

“Cesare” si portava dietro perfino i pavimenti di mosaico.
“Poppea” invece le cinquecento asine per il suo bagno quotidiano.
Anche nel campo dei “viaggi” i bei tempi antichi avevano ben poco di romantico, e soprattutto di confortevole, tanto che i Romani, furono costretti ad attrezzarsi con carri-letto.
                                                             

Gli spostamenti erano lunghi, le strade pessime, le comodità inesistenti, i pericoli tanti.
Gli alberghi erano ricettacolo di prostitute, ladri e cimici.
Borsaioli e osti derubavano i clienti, al resto ci pensavano i predoni.
                                                              
                                                                                

Non a caso, prima di mettersi in viaggio, si faceva testamento.
Seguendo la moda del “Grand Tour”, migliaia di stranieri, muniti di armi, bagagli e vasche da bagno, sfidavano il caldo, polvere, ribaltamenti di carrozze, per conoscere il Paese del sole.
Con l’introduzione delle carrozze molleggiate, al corredo del viaggiatore provetto si aggiunsero letti smontabili, caffettiere, teiere, fornelletti, un poggiatesta, bussola, termometro, cannocchiali, barometri, altimetri, chiavistelli adattabili, colossali nècessaire per la scrittura, il cucito e la farmacia.
Ma anche porta abiti, cappelliere e porta colletti, bauli chiodati, sacchi a pelo di pelle di pecora, coperte di lana, biancheria da letto, zanzariera, biblioteche in miniatura con volumi in sedicesimo.
Non mancava neanche la cassetta di sicurezza, assicurata con catene alla carrozza e nelle locande, per proteggere documenti, passaporti, bollettini di sanità, lettere di credito o di raccomandazione e denaro, occultato anche in bastoni cavi, nella suola delle scarpe o nei bottoni.
                                                                        
                                                                             

Quando poi  si arrivava in vista di una locanda, come avviene ora in prossimità di un casello autostradale, cominciava con le altre carrozze la corsa del “Chi arriva prima meglio alloggia”.
Ciò che attendeva gli ultimi non era una coda, ma la fame e la prospettiva di un’altra, allucinante, notte in carrozza.

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