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1 novembre 2016

“Novembre”

“Novembre”

Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...


Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.


Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E' l'estate
fredda, dei morti.
Giovanni Pascoli

                                                              

                                           Sta passando novembre

November is passing
you can take the
tale of a comet and
by turning the universe
you can go away
maybe you can reach
your goals now
a different world that
you never found before
it just didn't have
to happen this way
now we are all a little
bit more lonely here

this is for you
this flower I chose
I will leave it there
under a covered sky
I look in the far distance
and November is passing
and you've got 20 years
forever... now that...

you can take the
tale of a comet and
by turning the universe
you can go away
maybe you can reach
your goals now
a different world that
you never found before...
you never found before...
maybe you can reach
your goals now
a different world that
you never found before...

it just didn't have
to happen this way
now we are all a little
bit more lonely here
now we are all a little
bit more lonely here...
Eros Ramazzotti
 

10 agosto 2016

“10 Agosto”

“10 Agosto”

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono...

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d'un pianto di stelle lo innondi
quest'atomo opaco del Male!
Giovanni Pascoli

La sera del 10 agosto 1867, festa di San Lorenzo, il padre del poeta, Ruggero Pascoli, fu ucciso con una fucilata mentre tornava a casa dal mercato in un "biroccio".
Portava in dono due bambole per le sue bambine.
                                                                       
La cavalla storna

Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.
Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;
che nelle froge avea del mar gli spruzzi
ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.
Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:

"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d'otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò mai briglie.

Tu che ti senti ai fianchi l'uragano,
tu dai retta alla sua piccola mano.
Tu c'hai nel cuore la marina brulla,
tu dai retta alla sua voce fanciulla".

La cavalla volgea la scarna testa
verso mia madre, che dicea più mesta:
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
lo so, lo so, che tu l'amavi forte!
Con lui c'eri tu sola e la sua morte
O nata in selve tra l'ondate e il vento,
tu tenesti nel cuore il tuo spavento;
sentendo lasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu premesti il corso:
adagio seguitasti la tua via,
perché facesse in pace l'agonia...".
La scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.

"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
oh! due parole egli dové pur dire!
E tu capisci, ma non sai ridire.
Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
con negli orecchi l'eco degli scoppi,
seguitasti la via tra gli alti pioppi:
lo riportavi tra il morir del sole,
perché udissimo noi le sue parole".
Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l'abbraccio' su la criniera.

"O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!
a me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona... Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise:
esso t'è qui nelle pupille fise.

Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa cenno. Dio t'insegni, come".
Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco della strada.
La paglia non battean con l'unghie vuote:
dormian sognando il rullo delle ruote.

Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse un nome . . . Sonò alto un nitrito.
Giovanni Pascoli
                                                                                                         


La poesia "La Cavalla Storna", Giovanni Pascoli, l'ha scritta per il padre scomparso, rimasto ucciso in un modo poco chiaro: fu colpito da una fucilata mentre si trovava alla guida di un calesse, trainato appunto da una cavalla storna ("O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna").
Era il 10 agosto del 1867 e il poeta ricorderà questo triste evento nei versi scritti nel 1903 e raggruppati nei Canti di Castelvecchio.
Aveva appena 11 anni quando il padre trovò la morte, forse per motivi politici o per questioni di lavoro.

All'interno del testo si parla de "La Torre", una grande tenuta, vicino San Mauro in Romagna, con una bellissima villa e una scuderia, dove all'epoca, avremmo potuto scorgere la famosa cavallina storna (ossia, dal manto nero e macchie bianche).
L'amministratore de "La Torre" era Ruggero Pascoli, il papà di Giovanni.

16 luglio 2016

“Nizza, Printemps des Poètes”

Nizza 14 luglio 2016
Complainte de l’organiste de Notre-Dame de Nice

Voici que les corbeaux hivernaux
Ont psalmodié parmi nos cloches,
Les averses d’automne sont proches,
Adieu les bosquets des casinos.

Hier, elle était encor plus blême,
Et son corps frissonnait tout transi,
Cette église est glaciale aussi!
Ah! nul ici-bas que moi ne l’aime.

Moi! Je m’entaillerai bien le cœur,
Pour un sourire si triste d’elle!
Et je lui en resterai fidèle
À jamais, dans ce monde vainqueur.

Le jour qu’elle quittera ce monde,
Je vais jouer un Miserere
Si cosmiquement désespéré
Qu’il faudra bien que Dieu me réponde!

Non, je resterai seul, ici-bas,
Tout à la chère morte phtisique,
Berçant mon cœur trop hypertrophique
Aux éternelles fugues de Bach.

Et tous les ans, à l’anniversaire,
Pour nous, sans qu’on se doute de rien,
Je déchainerai ce Requiem
Que j’ai fait pour la mort de la Terre!
Patrick Caulfield (1936-2005)
                                                                                                      
Nizza 14 luglio 2016
Lamento dell’organista di Notre-Dame di Nizza

Ecco, i corvi invernali
Han salmodiato in mezzo alle campane,
I rovesci d’autunno son vicini,
Addio piccoli boschi dei casini.

Ieri era ancor più livida,
Rabbrividiva tutta intirizzita,
Ed è gelida pure questa chiesa!
Ah tranne me quaggiù nessuno l’ama!

Io, io mi ferirei senz’altro il cuore
Per un dei suoi sorrisi così tristi!
E per sempre le resterò fedele
In questo mondo che ci spadroneggia.

II giorno in cui la terra lascerà
Mi metterò a suonare un Miserere
Così cosmicamente disperato
Che Dio dovrà rispondermi per forza!

Purtroppo resterò solo quaggiù,
Dedito a quella cara morta tisica,
Cullando il cuore mio troppo ipertrofico
Con le fughe di Bach imperiture.

E tutti gli anni, nel suo anniversario,
Per noi due, senza che nessun lo immagina,
Scatenerò il mio Requiem
Composto per la morte della Terra.
Patrick Caulfield (1936-2005)
Luciana Frezza da: « Poesie, di Jules Laforgue »

15 giugno 2016

“Canzone Per Te”

La festa appena cominciata
È già finita
Il cielo non è più con noi
Il nostro amore era l’invidia di chi è solo
Era il mio orgoglio la tua allegria

È stato tanto grande e ormai
Non sa morire
Per questo canto e canto te
La solitudine che tu mi hai regalato
Io la coltivo come un fiore

Chissà se finirà
Se un nuovo sogno la mia mano prenderà
Se a un’altra io dirò
Le cose che dicevo a te

Ma oggi devo dire che
Ti voglio bene
Per questo canto e canto te
È stato tanto grande e ormai non sa morire
Per questo canto e canto te
Sergio Endrigo 

                                                                    "Sono nato a Pola il 15 giugno 1933"
 

 .. un omaggio ad un grande Poeta ..                

14 maggio 2016

“Fantasia”

“Fantasia”
Lascia sempre vagare la fantasia,
È sempre altrove il piacere:
E si scioglie, solo a toccarlo, dolce,
Come le bolle quando la pioggia picchia;
Lasciala quindi vagare, lei, l’alata,
Per il pensiero che davanti ancor le si stende;
Spalanca la porta alla gabbia della mente,
E, vedrai, si lancerà volando verso il cielo.
John Keats

                                                                                              

22 marzo 2016

“Nata in Primavera”

85 anni fa .. nasceva Alda Merini, la poetessa dei Navigli.
Non solo poesie, ma anche aforismi meravigliosi.
                                                              


La sensibilità non è donna, la sensibilità è umana. Quando la trovi in un uomo diventa poesia.
Alda Merini

Due cose portano alla follia: l'amore e la sua mancanza.
Alda Merini

Non scelgo dove mettere un'emozione, scelgo a chi donarla.
Alda Merini

È un petalo la tua memoria che si adagia sul cuore e lo sconvolge.
Alda Merini

Forse il più bel bicchiere in natura è la mano dell'uomo.
Alda Merini

                                                                                                             


In ogni conchiglia c'è il buio del mare.
Alda Merini

La tenebra è solo una grande domanda di luce.
Alda Merini

Nessuno mi pettina bene come il vento.
Alda Merini

Ci sono notti che non accadono mai.
Alda Merini


A volte succedono cose strane, un incontro, un sospiro, un alito di vento che suggerisce nuove avventure della mente e del cuore.
Il resto arriva da solo, nell'intimità dei misteri del mondo.
Alda Merini

C'è un posto nel mondo dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato per quanta emozione provi; dove il tempo si ferma e non hai più l'età.
Quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai di sognare.
Alda Merini

                                                                            

1 gennaio 2016

“Il primo giorno dell'anno”

1 Gennaio 2016





                                                              
 Il primo giorno dell'anno
Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore
che scende da una stella.
Come il pane, assomiglia al pane di ieri.
Come un anello a tutti gli anelli.
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline,
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia
e poi, lo avvolgerànell'ombra.

Eppure,
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell'anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare.
Pablo Neruda 


    

Auguri di cuore a tutto il mondo !!                                                                                              

5 dicembre 2015

“L’erba sotto di me -sopra la volta del cielo”

Io sono!

Io sono- ma cosa sono chi lo sa a chi importa;
mi hanno dimenticato i miei amici come un ricordo perduto:
rimastico fra me i dolori-
sorgono svaniscono in armata d’oblio,
come ombre nei soffocati frenetici spasmi dell’amore
eppure io sono, e vivo- come scossi vapori

nel nulla del disprezzo e del rumore,
nel vivo mare dei sogni a occhi aperti,
dove non c’è un senso a vita o gioie
se non l’immenso naufragio dei miei meriti;
perfino i più cari quelli più amati
sono estranei-anzi, ancora più estranei che gli altri.

Cerco scenari mai calcati da orma d’uomo
un luogo dove mai donna abbia sorriso o pianto,
per dimorarvi con il mio Creatore,
e dormire come dolcemente dormivo bambino,
non turbando e non turbato dove mi distenda
l’erba sotto di me -sopra la volta del cielo.

                                              Penny Dreadful
 I Am!

I am—yet what I am none cares or knows;
My friends forsake me like a memory lost:
I am the self-consumer of my woes—
They rise and vanish in oblivious host,
Like shadows in love’s frenzied stifled throes
And yet I am, and live—like vapours tossed

Into the nothingness of scorn and noise,
Into the living sea of waking dreams,
Where there is neither sense of life or joys,
But the vast shipwreck of my life’s esteems;
Even the dearest that I loved the best
Are strange—nay, rather, stranger than the rest.

I long for scenes where man hath never trod
A place where woman never smiled or wept
There to abide with my Creator, God,
And sleep as I in childhood sweetly slept,
Untroubling and untroubled where I lie
The grass below—above the vaulted sky.
John Clare (Helpston, 13 July 1793– Northampton, 20 May 1864)                                               

29 novembre 2015

“caffevero”

                                                                     
                                                          
“Il caffè deve essere caldo come l'inferno, nero come il diavolo, puro come un angelo e dolce come l'amore.”
 Principe Talleyrand

11 settembre 2015

“11 Settembre”


Sono saltati giù dai piani in fiamme
uno, due, ancora qualcuno
sopra, sotto.

La fotografia li ha fissati vivi,
e ora li conserva
sopra la terra verso la terra.

Ognuno è ancora un tutto
con il proprio viso
e il sangue ben nascosto.

C'è abbastanza tempo
perché si scompiglino i capelli
e dalle tasche cadano
gli spiccioli, le chiavi.

Restano ancora nella sfera dell'aria,
nell'ambito di luoghi
che si sono appena aperti.

Solo due cose posso fare per loro
descrivere quel volo
senza aggiungere l'ultima frase.
Wisława Szymborska

1 settembre 2015

“Dovrebbe sempre essere settembre”

Il primo settembre è un po’ come il primo dell’anno, idealmente si ricomincia.
Stephen Littleword

Ecco arriva settembre, mese dolce e propizio, di piogge a colorare i prati e di dolci frutti della terra.
Amo settembre, il sole è ancora caldo, si respira ancora aria di gioia e vacanza e qualcosa mi sussurra di sognare e reinventarmi, quasi fosse un nuovo inizio.
E’ settembre.
Stephen Littleword
                                                                                             


Settembre chiude l’estate, ci riporta alle consuete occupazioni ritemprati e rinnovati.
Ci ricompensa degli ozi perduti con giornate dolcissime, splendenti e luminose, tiepide, mai troppo calde o troppo fredde.
Ci dona la dolcezza dei suoi frutti: uva, fichi, pere, mele, le prime castagne sfuggite ai ricci.
E la dolcezza contiene in sé anche la malinconia: le ore di luce diminuiscono, le foglie cominciano a ingiallire, qualche folata di vento già le stacca.
Settembre è mese di una felicità sommessa.
dr

C’è un proverbio che dice: “Dovrebbe sempre essere settembre”.
Un mese mite, dolce, venato appena di nostalgia, di una sottile malinconia.
Un mese che i poeti sentono vicino al loro cuore.

dr

31 agosto 2015

“Porto Venere e Le Cinque Terre”

Una grande insenatura naturale diventata nel tempo uno dei porti commerciali più operosi e strategici della Liguria.

Porto Venere, questo pittoresco borgo marinaro di epoca romana è situato su uno sperone di roccia affacciato sul mare color smeraldo.
La leggenda vuole che proprio la dea della bellezza rimase incantata di tanto splendore.
                                                               
Carrugio di Porto Venere
Arrivando dal mare dal Golfo di La Spezia improvvisamente la vista si apre sulle meravigliose Cinque Terre.
Prima si incontrano le isole della Palmaria, Tino e Tinetto.
                                                                       
Isola Palmaria, Tino, Tinetto
Ecco poi Riomaggiore, il primo paese delle Cinque Terre, con le scogliere a picco sul mare blu su cui si adagia il borgo.
Qui tutto è rimasto come un tempo, con il porticciolo e le barche dei pescatori in mare e in secca, e la Via dell’Amore, che collega il borgo a Manarola.
Si arriva poi a Vernazza, che si riconosce dalle torri avvistamento che sorvegliano la costa, e a Corniglia, arroccata sul mare e separata da quest’ultimo da 365 gradini, uno per ogni giorno dell’anno.
Infine ecco Monterosso, che ispirò la poesia di Eugenio Montale, il quale trascorse la sua infanzia proprio su questa spiaggia.

… Dal porto di Vernazza le luci erano a tratti
scancellate dal crescere delle onde
invisibili al fondo della notte…
Eugenio Montale
da “Vecchi Versi” (tratta da “Le occasioni”)


… Si schiodava dall’alto impetuoso
un nembo di aria diaccia, diluviava
sul nido di Corniglia rugginoso…
Eugenio Montale
da “Vecchi Versi” (tratta da “Le occasioni”) 

 
                                         La Magia delle Cinque Terre - Liguria                     

Dal 1997 Portovenere, insieme alle isole Palmaria, Tino, Tinetto ed alle Cinque Terre è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.                          

1 giugno 2015

“Giugno, la falce in pugno”

Cosa darei per vedere il suo volto?
Darei, darei la mia vita, ovviamente
ma questo non basta!
Aspetta un minuto, lasciami pensare!
Darei il mio bobolink più grande!
Così sono due, lui e la vita!
Sapete chi è Giugno
ecco, darei lui rose colte ieri a Zanzibar
e calici di gigli come pozzi
miglia e miglia di api
canali blu che flotte di farfalle
traversarono e valli screziate di margherite.
                                                               
                                                                       

Poi ho obbligazioni in banche di primule
doti di giunchiglie, azioni profumate
domini ampi come la rugiada
sacchi di dobloni che api avventurose
mi portarono da mari di firmamenti
e porpora  peruviana

Ora l’ho comperato Shylock?
Rispondi!
Firma il contratto!
"Giuro di pagare
a lei che ciò promette
un’ora  del viso del suo sovrano!"
E. Dickinson                                                      

Ecco è piena la spica
e la falce è nel pugno
e il buon sole di giugno
rallegra la fatica.
M. Moretti - Canzone di giugno

22 maggio 2015

“La bicicletta”

"mamma di maggio va con il fiore in bici: rosa su un raggio"
                                                               

"Bicicletta due ruote leggere due pensieri rotondi pieni di luce per capire la strada e sapere dove conduce.
Bicicletta due ruote sottili due idee rotonde piene di vento per pensare discese e sapere la gioia e lo spavento.
Bicicletta due ruote leggere due parole rotonde piene di festa per parlare col mondo e sapere quanto ne resta".
R. Piumini
                                                              

Pur dolce è il riposo... Già cala la notte: io ritorno.
La piccola lampada brilla per mezzo all’oscura città.
Più lenta la piccola squilla dà un palpito, e va .. dlin .. dlin ..
G. Pascoli

"Semplice andare
una bici e un sorriso
canto leggero"

"Chiudere gli occhi
il vento tra i capelli
sogno la bici"

1 marzo 2015

“E' arrivato .. Marzo” ..!!

Marzo: mese di attesa.
Le cose che ignoriamo
Sono in cammino.
Emily Dickinson


Marzo è un maschiaccio con i capelli arruffati, un sorriso malizioso, il fango nelle scarpe e una risata nella sua voce.
Hal Borland
                                                              

Mese di Marzo
E' chiamato il mese pazzerello, ma che cosa deve
fare, messo così a cavalcioni dell'inverno e della
primavera? Or dà retta all'uno, or all'altra.
Se è l'inverno che comanda, marzo manda giù pioggia
e scatena il vento che sfoglia i fiori e strappa i
ramoscelli pieni di gemme; ma se la primavera vince,
ecco che le piante fioriscono, ecco l'aria tiepida che
allieta gli uomini e gli animali.
T. Stagni

Marzo bello
Ecco ecco che è arrivato marzo bello!
Le viole in mezzo al prato
escono fuori con l'ombrello.
Oh, bel marzo! Oh, marzicello!
Ti salutano le viole,
che si vestono modeste
e stan sempre sole sole
tra le fratte e le foreste.
Forse un merlo poco saggio
sogna già d'essere in maggio
e si gela una zampina fra la brina.
Ma la cincia nel suo nido
ride e dice: «Non mi fido!
Presto è ancor! La messaggiera bianca e nera
non è già sotto la gronda,
e chi ha freddo si nasconda:
non è ancora primavera ».
Chiotto chiotto le risponde un passerotto:
«Tu sei saggia e veritiera!
Marzo è bello,
ma coi guanti e con l'ombrello,
col soprabito e il cappello,
poiché porta il vento e il fiore,
e la pioggia e il raffreddore ».
A. Beltramelli
                                                            

Era uno di quei giorni di marzo in cui il sole splende caldo ed il vento soffia freddo: quando è estate nella luce e inverno nell’ombra.
Charles Dickens

Nuda canta la notte
sopra i ponti di marzo.
Federico Garcia Lorca

8 gennaio 2015

“Kaspar Wolf”

“Conosci tu la montagna e il suo sentiero tra le nuvole?”, questa frase tratta dalla poesia che Johnann Wolfgang Goethe scrisse nel 1776 all’amica Mignon, rimasta a Weimar, sembra composta per i paesaggi di Kaspar Wolf (1735-1783), che divenne noto solo nella metà del XX secolo. 

                                           
Le sue tele, anche di ampia dimensione, mostrano spaccati di alta montagna e incarnano il concetto di “sublime”, nato tra i neoplatonici nel I-II sec. a.C.
Nel XVIII secolo Emmanuel Kant (1724-1804) lo presentò in due forme: il sublime matematico (lo spettacolo della natura come infinità spazio-temporale) e quello dinamico (irresistibilità e potenza annientante di certi fenomeni naturali, di fronte ai quali emerge la nostra totale impotenza).
Il sublime “evidenzia un conflitto tra sensibilità e ragione, addita la possibilità di un’idea sovrasensibile, permette alla ragione di acquistare consapevolezza di sé non intellettualmente ma emotivamente”.
La prima grande retrospettiva nel Kunstmuseum di Basilea mostra quanto Kaspar Wolf sia assurto a modello dei vedutisti del XIX secolo.

4 gennaio 2015

“Amazing nature scenery”

Lo senti anche tu?
C'è un lievissimo sussurrio,
venuto da mondi lontani,
che passa indisturbato fra gli steli di granturco
rompendo l'anatomia dell'odio
nei nostri giorni solitari,
e scompigliando il mondo dolcemente,
ogni momento grida sottovoce:
"amatevi,
la vita vera non è questa".
                                                       


Valli fiorite
boschi rigogliosi
Natura sei così generosa!
Sono grandi i tuoi doni
ma piccolo è il rispetto che ne abbiamo,
il sole ci scalda l'anima,
il cielo ci fa essere davvero liberi,
ma anche una carezza
ad una persona amata
ci da felicità
perchè alla fine cosa siamo
se non una piccola folata
della tua tempestosa bellezza?    
                                                                 

                                                                          

3 gennaio 2015

“Grazie Lucio per questa canzone”


Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità
Lucio Dalla

                      
                             
Intramontabile .. bellissima ..
sembra scritta ieri ..   

“È scesa la neve
a visitare la valle.
Giunge senza rumore.
Così scendono i sogni.
Guardiamola scendere.
Ha dita così dolci,
così lievi e sottili,
che sfiorano senza toccare”.
Gabriela Mistral

Fuori è già buio e solo la luna e le stelle fanno risplendere il bianco paesaggio ricoperto di neve.
Luci romantiche contornano le strade abbandonate.

29 dicembre 2014

“Inverno e.. neve”

                                                                           

                                                   Inverno

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

FRANCAIS
:
Le brouillard monte sur les prés blancs
Comme un cyprès dans les cimetières,
Un clocher, qui semble irréel
Marque la frontière
Entre la terre et le ciel.

Mais toi qui passes, si tu restes,
Tu verras,la neige qui s'en ira demain
Et refleuriront les joies passées
Avec le vent chaud d'un autre été.

La lumière aussi semble mourir
Dans l'ombre incertaine d'un avenir
Où l'aube aussi devient le soir
Et les visages semblent de cire.

Mai, toi qui passes, si tu restes, la neige aussi mourra,
L'amour passera encore près de la saison de l'aubépine.
Sous la neige de la terre fatiguée, dort le silence d'un sommeil lourd,
L'hiver recueille sa fatigue de mille siècles d'une aube antique.

Mais, toi qui es là, pourquoi restes-tu ?
Un autre hiver reviendra demain,
Il tombera une autre neige consoler les champs,
Il tombera une autre neige sur les cimetières.
"Inverno" di Fabrizio De André


Fabrizio va annoverato tra i grandi poeti italiani, oltreché in quello dei cantautori.

27 dicembre 2014

“Natale nell’arte”

                                                                            


                                                                           
La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso
ai Magi in adorazione.
Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po' tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di vetro.
Lungi nel tempo, e vicino
nel sogno (pianto e mistero)
c'è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.
Natale di Guido Gozzano