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Visualizzazione post con etichetta Arte. Mostra tutti i post
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12 maggio 2018

13 ottobre 2016

“Addio al Giullare Premio Nobel”

Il giorno della scomparsa, oggi a Milano, di Dario Fo, Premio Nobel per la letteratura.
                                                                

La storia affascinante di un grande artista, infatti, lo ha visto inizialmente rinunciare alla pittura (laureato all’Accademia di Brera), avvilito dal mercimonio a cui avrebbe dovuto sottostare: produrre un certo quantitativo di opere sperando poi che acquistassero valore nel tempo.
Lui, raccontava, fu consigliato da un amico che lo aveva sentito raccontare le sue storie intrattenendo piacevolmente il pubblico del treno che prendeva abitualmente, a volte facendo perdere la fermata giusta ai viaggiatori-spettatori.

Fu così che nacque il Dario Fo attore.     

La sua vera passione, la pittura, lo ha accompagnato sempre nella preparazione delle scenografie e in tutte le opere teatrali che ha portato nel mondo, accumulando negli anni ben due hangar colmi di opere, catalogate dalla moglie Franca.  
                                                                       
                                                                         

“Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole. ”
Dario Fo.                                                                 

18 dicembre 2015

“Thomas Kinkade e il Natale”

Thomas Kinkade (Sacramento / California, 19 Gennaio 1958  -  Monte Sereno, California, 6 Aprile 2012) è stato un pittore americano realistico, bucolico e idilliaco, noto a tutti come il "pittore della luce".

I suoi quadri sono luminosi e i colori spiccano con un certo stile impressionistico e spesso bucolico.
I soggetti sono idilliaci come giardini, corsi d'acqua, case in pietra e le strade principali.
La presenza ubiquitaria di lampade elettriche, a quanto pare nei suoi dipinti suggerisce ad alcuni che la sua opera è un omaggio all'elettrificazione rurale.
Della sua città natale, Placerville (dove le sue opere sono onnipresenti) rappresenta molte strade e paesaggi innevati.
Ha inoltre realizzato diverse tematiche come Borghi e Paesaggi di Natale.

                                  We Wish You a Merry Christmas (instrumental) 

                                                                          

Godiamocelo allora, in questo periodo natalizio ..

1 luglio 2015

“Visita guidata .. con delitto”

Il 5 luglio arriva a Vicenza "Play the City" con la visita guidata "con delitto".

Il tour, chiamato "L'ombra di Palladio", è pensato per scoprire la città di Vicenza in maniera unica e innovativa coinvolgendo i partecipanti a 360 gradi nelle storie raccontate.
Una maniera nuova per visitare la città, che grazie alla sua impronta interattiva è apprezzata sia per i turisti che per chi Vicenza la conosce molto bene.
                                                                    
                                                                                 

Condotti da una guida turistica abilitata, i partecipanti vestono i panni di investigatori e tra monumenti, leggende, indovinelli, giochi e indizi vengono coinvolti in un racconto in cui enigmi e giochi si alternano alle notizie sui siti visitati che li porteranno alla soluzione del mistero proposto.

La storia che "Play the City" racconterà è intitolata "L'Ombra del Palladio" : il tour si snoda per il centro storico della città e in circa due ore e mezza cerca di far chiarezza sulla fine del più famoso architetto della storia.
                                                                          

Sulla sorte del Palladio infatti, molti sono i punti oscuri : non si sa dove trascorse le sue ultime ore, come morì e nemmeno il giorno preciso della sua dipartita.
(dal giornaledivicenza)

9 aprile 2015

“La Camera degli sposi”

Dal 03 Aprile 2015 al 30 Agosto 2015
Riapre la Camera degli sposi, capolavoro di Andrea Mantegna.
                                              
                                                                           

La Camera degli Sposi.
È chiamata Camera picta, perchè Mantegna,  tra il 1465 e il 1474, affrescò totalemente ogni parete, perfino le volte del soffitto.
I dipinti creano un’illusione ottica sorprendente, dilatando i confini dell’architettura, grazie anche alla tecnica dell’en plein air.
Le immagini celebrano la famiglia Gonzaga, rappresentata con tutti i componenti più importanti, dal marchese Ludovico II con la moglie Barbara di Brandeburgo, fino a Francesco, appena nominato cardinale.

                                          Palazzo Ducale - Mantova  

Dal 3 aprile 2015, due anni dopo il terremoto che danneggiò la torre nord-est del Castello di San Giorgio, la Camera Picta di Andrea Mantegna riapre al pubblico.
Meglio conosciuta come "La camera degli sposi", capolavoro rinascimentale, l'opera torna a far parte del patrimonio artistico italiano accessibile ai visitatori dopo i lavori di adeguamento strutturale e antisismico dell'area danneggiata.   

                                               "La camera degli sposi"

Lo stesso giorno sarà inaugurata la mostra sulla collezione d'arte Romano Freddi, nota a livello internazionale: dipinti, bronzetti, maioliche, armi, arredi e manufatti che raccontano la poliedrica cultura della corte mantovana. 

9 febbraio 2015

“If at Night”


Il messaggio del quadro suggerisce: "se di notte non riesci a dormire, conta le tue benedizioni invece delle pecore".
Chi non crede alla storia delle pecore per addormentarsi, può dimenticarsene.
Quello che davvero funziona, di questa storia della conta, è l'atteggiamento ripetitivo e metodico, lento, come quello della conta ad uno ad uno di una qualsiasi entità.
Scegliete pure a quale oggetto o soggetto dedicare i vostri pensieri per dormire, il suggerimento è che si discosti dalla realtà quotidiana e sia quantificabile.
Le pecore di questo quadro se ne vanno libere per i pascoli, per loro ormai  la notte si allontana, sta iniziando un nuovo giorno.
                                                                
Quello che mi piace è che questo quadro sembra quasi una finestra sulla campagna, all'avvicinarsi delle prime luci dell'alba. 
                                                              

Per chi invece vuole soltanto "contare le pecore" .. consiglio questo.

19 gennaio 2015

“Il mondo di Escher”

Maurits Cornelis Escher (1898 - 1972), incisore e grafico olandese, è un personaggio davvero unico nel panorama artistico internazionale.
Affascinato dal paesaggio italiano, dalla campagna senese come dal mare di Tropea, è riuscito a scorgere la regolarità dei volumi, la dimensione inaspettata degli spazi, la profondità storica delle città e dei borghi.
Fu la dimestichezza con questi luoghi, così diversi dalla dolcezza orizzontale della sua Olanda, a porsi alla radice di un percorso artistico che si avventurò negli spiazzi sconfinati della geometria e della cristallografia, divenendo terra fertile per giochi intellettuali dove la fantasia regnava sovrana.
Esempi famosi del suo lavoro includono: le Mani che disegnano (1948), un'opera che raffigura due mani che si disegnano l'una l'altra.
Cielo e acqua I (1938) nella quale giochi di luce e ombra convertono dei pesci nell'acqua in uccelli nel cielo.
                                                                 
Cielo e acqua I
Salita e discesa (1960), nel quale file di persone salgono o scendono una scala chiusa in un ciclo infinito, su una costruzione impossibile da realizzare nella realtà, ma che è possibile disegnare solo avvalendosi di stranezze della percezione e della prospettiva.
                                                                               
Salita e discesa

                                               Il mondo di Escher

Le implicazioni matematiche e cristallografiche, che sono scaturite dalla sua opera, non di rado in anticipo sulle ricerche degli stessi specialisti, oppure in prodigiosa contemporaneità, ne fanno un monumento della creatività del genere umano.                                                                             

12 aprile 2014

“La pittrice della luce”

E' una dei più grandi artisti spagnoli contemporanei, ed e' stata denominata "la pittrice della luce".
Lei non lascia mai di dipingere, di scoprire la santità delle cose, attraverso il colore e la luce come protagonisti indiscussi.
La verità è che questa donna sorprende. Per la sua arte e la sua personalità.
                                                                     

Suor Isabel Guerra, e' una monaca di clausura e una straordinaria pittrice “hiperrealista”, che fin dalla sua entrata nel monastero vuole dipingere e amare Dio.
Suor Isabel Guerra Peñamaria è nata a Madrid il 30 di Aprile del 1947.
Incomincia a dipingere all' età di 11 anni e la sua formazione è stata autodidatta.
Ha trascorso lunghe ore della sua adolescenza e prima giovinezza a contemplare i dipinti del Museo del Prado, dove “si innamora” di Velazquez.
                                                                              

All' età di 23 anni, nel novembre del 1970, entra come monaca di clausura presso il Monastero di Santa Lucia di Zaragoza, in Spagna, dove tuttora “ora” e “labora”.
                                                                                   

Lei dice : “Ero una pittrice professionista quando sono entrata nel convento.
Pensavo che avrei dovuto lasciar di dipingere, ma mi dissero di no, che il mio lavoro sarebbe dipingere qui e che questo è un bene per la persone di oggi".

                                   Isabel Guerra - Meditación de Thais (Massenet)             

I dipinti di Suor Isabel Guerra sono caratterizzati da un sereno gioco di chiaroscuro, una luce intrappolata tra le pieghe di un abito, nei vetri di una finestra, nelle foglie di una pianta o in oggetti più semplici della vita quotidiana.
Il suo fine, secondo Suor Isabel, è di fornire un messaggio nuovo per l'uomo moderno, tormentato da molte cose, in difficoltà con lo stress, che desiderano quello che non hanno e ignorando quello che già possiedono.
“La luce nei miei quadri è una possibilità di espressione per l'uomo di oggi, che vive in mezzo alle tenebre".

24 marzo 2014

“XXII edizione della FAI di Primavera”

Un grande spettacolo di arte e bellezza dedicato a tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio culturale e ambientale italiano, che avrà come protagonisti centinaia di siti particolari, spesso inaccessibili e che eccezionalmente potranno essere ammirati dal pubblico durante il weekend delle Giornate FAI di Primavera.
                                                           
                                                                  

750 luoghi particolari in tutta Italia, tra cui 120 luoghi augustei e 42 beni con visite guidate in lingua  straniera, aperti con visite straordinarie a contributo libero.
Quest'anno le Giornate Fai sono dedicate ad Augusto, in occasione del bimillenario della sua morte.

Una grande iniziativa a sostegno dell’arte e della natura, ambientata in centinaia di siti particolari - palazzi, chiese, castelli.. - spesso inaccessibili ed eccezionalmente a disposizione del pubblico.
I luoghi aperti sono visitabili a contributo libero con guide d’eccezione: oltre ventiduemila gli "Apprendisti Ciceroni " giovani studenti universitari in tutta Italia, e settemila i Giovani volontari FAI che illustrano gli aspetti storico-artistici dei beni aperti.

Verona, in occasione della XXII edizione della Giornata FAI di Primavera e nel bimillenario della morte dell'imperatore romano Augusto, propone l'iniziativa Archeologia a porte aperte.
                                                                   

L'organizzazione, a cura della  Delegazione FAI di Verona, prevede la visita di quattro siti della città romana:

Scavi Scaligeri
                                                                   

Arco dei Gavi
                                                                         

Corte Sgarzarie - Il criptoportico
                                                                  
                                                                             

Castel San Pietro
                                                                         
                                                                       
                                                                         

16 marzo 2014

“Digital Cities”

“Fingerpainting”

“ Esplorazioni di Matthew Watkins”
Verona : Palazzo della Gran Guardia.

“Tutto l'immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura.
Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure”.
(Italo Calvino).
                                                             
                                                                               

Globali, fluttuanti, distopiche, apocalittiche, surreali o contraddittorie.
Futuristiche e futuribili, a cavallo tra il noir e il pop.
Non è facile descrivere con un solo aggettivo le città digitali di “Matthew Watkins”, “fingerpainter” italo-canadese che ha fatto dell'osservazione delle metropoli postmoderne una nuova forma di ispirazione.
                                                                     
                                                                              

Nelle città di Watkins, flâneur digitale, perdersi tra strade e vicoli è come perdersi tra pensieri e immaginario, in una poetica che rende le moderne metropoli luoghi confortanti e al contempo luoghi da incubo, in cui impensabili mostri si nascondono dietro l'angolo.
                                                                     
                                                                             

Visioni fantascientifiche o favole senza un lieto fine, nelle città di Watkins le strade diventano tratti, un  colpo di dita sul  touchscreen e intrecciandosi raccontano storie.

15 marzo 2014

“Alle Tre Ranocchie di Sandro e Leonardo”

Accadeva in pieno Rinascimento, quando i due massimi esponenti, amici del cuore, decisero di diventare soci e aprire assieme una taverna : “Alle Tre Ranocchie di Sandro e Leonardo”.
L’informazione sulle pietanze fornite al cliente era talmente importante da spingere Sandro Botticelli a raffigurare i piatti preparati sui menu scritti nell’incomprensibile grafia da destra a sinistra di Leonardo da Vinci.
                                                                
Leonardo da Vinci
Sandro Botticelli
I piatti che andavano per la maggiore erano capretto bollito, carciofi, rognone di agnello, ranocchie fritte (specialità della casa), cetrioli, carote.
L’iniziativa non ebbe successo, forse perché troppo all’avanguardia e i due “osti” tornarono alle loro genialità più riconosciute in quel periodo.
                                                                       
                                                                                  

Per “Leonardo da Vinci” non si trattava della prima esperienza nel settore.
A vent’anni, infatti, aveva lavorato come cameriere “Alle Tre Lumache”, un’osteria nei pressi di Ponte Vecchio, dove al posto delle attuali oreficerie, c’erano le botteghe dei macellai facilitati nel poter gettare gli scarti direttamente dentro l’Arno.
Alcuni testi riportano che l’improvvisa morte di alcuni cuochi indusse il proprietario a promuovere il Genio cosmico da cameriere a capocuoco.
Mai occasione fu più propizia per Leonardo per cercare di “civilizzare” le pietanze servite, riducendone le porzioni da servire e disponendole in maniera coreografica sul piatto.
In pratica, inventò (incompreso) la “nouvelle cuisine”.
                                                                           

                                                                              
Ma il malcontento della clientela per le porzioni ridotte, abituata quando poteva alle abbuffate, fu tale da costringerlo a cambiare attività.
La raffinatezza e il buon gusto di Leonardo anche per la tavola, però non sfuggirono agli Sforza che lo vollero a corte per curare regia e allestimento dei banchetti.
Ed è proprio nelle cucine del castello sforzesco che Leonardo pensò bene di fare ricorso alla tecnologia per migliorare la preparazione delle pietanze e facilitare la vita del personale.
Studiò un modo per rendere costante la fonte di calore per cucinare, inventò macchinari per pelare, triturare e affettare i vari ingredienti.
Inventò la forchetta, studiò il modo di mandar via i cattivi odori e il fumo.
Costruì un apparecchio per automatizzare l'arrosto, ma anche oggetti ancora oggi indispensabili in cucina come il cavatappi, l’affettatrice e il trita-aglio.
                                                                      

Il successo non fu scontato per niente, perché i macchinari crearono soggezione fra gli invitati e “il direttore di sala” Leonardo fu dispensato da quell’incarico.
                                                                             

Secondo una scuola di pensiero, Leonardo avrebbe anche messo nero su bianco alcune annotazioni culinarie che sarebbero contenute nel “Codex Romanoff” ritrovato (sembra) in Russia nel 1865.
L’esistenza di questo manoscritto e soprattutto la sua originalità è tuttavia messa in dubbio da molti.
                                                                             


E così per gli appassionati di Leonardo, oltre a quello della Gioconda si apre un altro enigma: quello delle ricette e del codice di comportamento a tavola.
E.F.

7 febbraio 2014

“La Gioconda del Nord”

La “Ragazza con l'orecchino di perla” viene definita anche la Gioconda del Nord e per ammirarla il visitatore deve recarsi al Mauritshuis dell'Aia .. oppure aspettarla in Italia!
Ed eccola finalmente la “mostra” che apre i battenti a Bologna  dall'8 febbraio al 25 maggio 2014.

La mostra, molto attesa è arrivata e porta il  titolo “Il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt”.
                                                                 
La ragazza con l’orecchino di perla
La Ragazza con l'Orecchino di perla sarà soltanto la gemma più preziosa.

Ma chi era la protagonista dell'opera di Vermeer divenuta ancora più nota dopo che le è stato dedicato un libro dal quale è stato poi tratto un film?
La ragazza non ha una storia, forse è un volto che il  pittore ha voluto riprodurre partendo di certo da un personaggio esistito, magari  con lo scopo di trasformarlo in una sorta di assoluto, senza limiti di tempo.
Infatti se ne sono accorti i posteri, verso metà Ottocento.
Il pittore olandese versava in un anomalo oblio e soltanto un accorto offerente e un suo amico appassionato d’arte si accorsero che si trattava di un capolavoro di Vermeer.
Anche per questo motivo l’opera fu battuta all’asta a un prezzo incredibilmente basso.

                                         La ragazza con l'orecchino - Jan Vermeer

                                         Trailer del film di Peter Webber

La mostra sarà arricchita con i capolavori della “Golden Age”.
Ad affiancare la ragazza ci saranno Diana e le sue Ninfe, altro capolavoro di Vermeer, quattro Rembrandt, cui il bellissimo "Canto di lode di Simeone", e  ancora la composizione d'esterno di "Uomo che fuma e donna che beve in un cortile" di Pieter de Hooch .
Inoltre dipinti di Frans HalsClaesz Van GoyenVan Honthorst Hobbema Van RuisdaelSteen, per un totale di quaranta opere eccezionali.                                                                                                                                      
"Diana e le sue ninfe"- Veermer
Un altro vero gioiello in questa mostra, è "Il cardellino" di Carel Fabritius.
                                                                          
"Il cardellino" di Carel Fabritius
E infine un altro orecchino di perla campeggia nel bellissimo "Donna che scrive una lettera" di Gerard de Borch.
                                                                          
"Donna che scrive una lettera" di Gerard de Borch

22 gennaio 2014

“La prima Villa del Palladio”

Che ci fossero 2 Ville palladiane, a pochi chilometri da dove abito, era una cosa che sapevo da tempo.
“Villa Godi Malinverni” è la prima, “Villa Piovene Porto Godi è la seconda”.
Sorgono  sul “ Colle di Lonedo” a “Lugo” (Vicenza).
                                                            
 Villa Godi Malinverni
          
 Villa Piovene Porto Godi
                                                                                 
Le ho sempre visitate esternamente, vuoi perché le ho sempre trovate chiuse, vuoi perché magari non ho approfondito la cosa.
E sbagliavo, perché la sorpresa è stata grande.
Non avevo mai avuto la fortuna di visitarne almeno una, al suo interno, come mi è successo oggi.

Ci sono andata per organizzare, assieme ad un amico, il prossimo 10° Simposio Enigmistico Veneto, che come sempre si terrà verso la fine di ottobre.
Se l’affaire andrà in porto, (io lo spero tanto) e lo sapremo in tempi brevi,  non è questo il motivo principale per cui ne parlo.
Ho scoperto che questa Villa, “Villa Godi Malinverni” a Lugo (Vicenza) è stata la “prima opera” del Palladio che risale al 1542.

Ed è in particolare questa che abbiamo scelto come “location” per il Simposio.        
Villa Godi Malinverni vista da altra angolazione
La villa si erge sulle pendici di un colle che domina il corso del fiume Astico ed appare come un edificio imponente e severo, privo di quegli elementi decorativi che apparterranno all’architettura successiva del Palladio, ma già caratterizzata da una armonica suddivisione degli spazi interni ed esterni.
L’austerità del prospetto esterno contrasta con lo  “sfarzoso apparato decorativo” realizzato nelle nove stanze interne e nella loggia.
                                                                           
Il grande salone di Villa Godi
                   
Raffigurazione del Colosso di Rodi - part.
                                                                       
Eurialo e Niso  - part.
                                                                                 
Ercole nel mezzo alla Virtù e alla Fatica
                                                                               
Sala dei trionfi
Al suo interno si può visitare, inoltre, lo spettacolare “Museo dei Fossili”, fondato nel 1852 dal Conte Andrea Piovene, con i fossili ritrovati nelllo stesso anno da un geologo presso il torrente Chiavon che scorre vicino, nei pressi di Breganze.
All’interno del museo sono custodite ben 352 specie di “flora” tra le quali famosissime le palme, di cui una alta 9 metri e completa di radici, per poterla estrarre si richiesero ben 4 anni di lavoro.
E ancora la “fauna”, coralli, molluschi, crostacei, echinodermi, pesci e tanto altro ancora.
                                                                            
Museo dei fossili
Il parco e i giardini ..
Basta guardare le foto, le parole servono a poco ..
                                                                           
                                                                                
                                                                                  

E ancora la “Barchessa”, oggi una parte di essa, è destinata ad abitazione del personale adibito alla custodia e al servizio della villa e il ristorante : Il “Torchio Antico”.
                                                                    
Torchio Antico il Ristorante
Torchio Antico - part.
       
Torchio Antico - part
Dove un tempo sorgevano le scuderie, nel 1968 sono state allestite dallo stesso proprietario, il prof. Malinverni, una Taverna e una Tavernetta con un servizio al bar e ristorante in un ambiente accogliente e con cucina scelta e casalinga nello stesso tempo.
I lavori sono stati eseguiti con molta perizia riuscendo a mantenere inalterato l’aspetto esteriore che è ancora quello originario.
A dare il nome “Torchio Antico” al ristorante è stata la presenza di un bellissimo antico torchio risalente al 1780.