È una bellissima farfalla, una di quelle tutte colorate, che quando volano sembrano seguire una musica che possono sentire solo loro. Poi, un giorno, le si spezza un’ala, e nonostante continui a essere la più bella delle farfalle, non riesce più a volare. Decide di fermarsi sul suo fiore preferito e poco dopo muore”.
“Ogni volta che vedete una farfalla, pensate a me“.
Verso il Natale. Il Tempo dell'Attesa. E' iniziato oggi, domenica 27 novembre l’Avvento, il tempo forte dell’Anno liturgico che prepara al Natale. La Prima Domenica di Avvento apre il nuovo Anno liturgico. Quattro sono le domeniche di Avvento nel rito romano.
L'origine dell'Avvento
Il termine Avvento deriva dalla parola “venuta”, in latino adventus. Il vocabolo adventus può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola Avvento per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti. Alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi.
Il tempo liturgico dell’Avvento celebra la venuta di Dio nei suoi due momenti: la prima parte del tempo di Avvento invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo. Poi, avvicinandosi il Natale, la seconda parte dell’Avvento rimanda al mistero dell’Incarnazione e chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la salvezza di tutti. Ciò è spiegato nel primo Prefazio di Avvento, ossia la preghiera che “apre” la liturgia eucaristica all’interno della Messa dopo l’Offertorio. In essa si sottolinea che il Signore «al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana, portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza». E poi si aggiunge: «Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa».
Nella Prima Domenica di Avvento il Vangelo (Matteo 24, 37-44) ha al centro le parole di Cristo: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà». "Avvento è il tempo magnifico che sta tra il gemito delle creature e la venuta di Signore, lunga ora tra le doglie e il parto. Tempo per guardare in alto e più lontano, per essere attenti a ciò che sta accadendo."
Il giorno della scomparsa, oggi a Milano, di Dario Fo, Premio Nobel per la letteratura.
La storia affascinante di un grande artista, infatti, lo ha visto inizialmente rinunciare alla pittura (laureato all’Accademia di Brera), avvilito dal mercimonio a cui avrebbe dovuto sottostare: produrre un certo quantitativo di opere sperando poi che acquistassero valore nel tempo. Lui, raccontava, fu consigliato da un amico che lo aveva sentito raccontare le sue storie intrattenendo piacevolmente il pubblico del treno che prendeva abitualmente, a volte facendo perdere la fermata giusta ai viaggiatori-spettatori.
Fu così che nacque il Dario Fo attore.
La sua vera passione, la pittura, lo ha accompagnato sempre nella preparazione delle scenografie e in tutte le opere teatrali che ha portato nel mondo, accumulando negli anni ben due hangar colmi di opere, catalogate dalla moglie Franca.
“Ma che aspettate a batterci le mani a metter le bandiere sul balcone? Sono arrivati i re dei ciarlatani i veri guitti sopra il carrozzone. Venite tutti in piazza fra due ore vi riempirete gli occhi di parole la gola di sospiri per amore e il cuor farà tremila capriole. ” Dario Fo.
Ecco il solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno.
Quest’anno cadrà alle 5.49 del mattino del 22 dicembre, ora di Roma: da un punto di vista astronomico, è il momento in cui il Sole ha la sua declinazione più meridionale, a -23.5 gradi.
Dal giorno successivo, le giornate riprendono ad allungarsi per raggiungere la parità (12 di luce e 12 di buio) con l’equinozio di primavera, a fine marzo, e il massimo della luce con il solstizio d’estate, a fine giugno.
La “leggenda” del 21 dicembre
Tradizionalmente il solstizio d’inverno viene annunciato, o almeno si crede che avvenga, il 21 dicembre. Ma non è sempre così, complice la precessione degli equinozi e i piccoli ma importanti “aggiustamenti” che tramite gli anni bisestili dobbiamo imprimere al calendario per non perdere il vero ritmo del Sole. Ci sono stati solstizi anche il 20 e il 23 dicembre: quest’ultimo caso si è presentato nel 1903 e non si ripeterà fino al 2303.
Il tramonto è già più tardi Un’altra curiosità è legata al fatto che mentre la giornata di luce è effettivamente la più breve dell’anno, il tramonto non avviene prima. Anche qui, la “colpa” è delle approssimazioni legate al “tempo umano”: le giornate non sono di 24 ore esatte, e questo implica lo strano fenomeno per cui, alcuni giorni prima del solstizio invernale i tramonti non “anticipano” rispetto all’ora normale. Per questo, i tramonti più “anticipati” si verificano in realtà prima del solstizio mentre le albe più in ritardo si vedono nei giorni immediatamente successivi. (dal web)
Io sono- ma cosa sono chi lo sa a chi importa; mi hanno dimenticato i miei amici come un ricordo perduto: rimastico fra me i dolori- sorgono svaniscono in armata d’oblio, come ombre nei soffocati frenetici spasmi dell’amore eppure io sono, e vivo- come scossi vapori
nel nulla del disprezzo e del rumore, nel vivo mare dei sogni a occhi aperti, dove non c’è un senso a vita o gioie se non l’immenso naufragio dei miei meriti; perfino i più cari quelli più amati sono estranei-anzi, ancora più estranei che gli altri.
Cerco scenari mai calcati da orma d’uomo un luogo dove mai donna abbia sorriso o pianto, per dimorarvi con il mio Creatore, e dormire come dolcemente dormivo bambino, non turbando e non turbato dove mi distenda l’erba sotto di me -sopra la volta del cielo.
Penny Dreadful
I Am!
I am—yet what I am none cares or knows; My friends forsake me like a memory lost: I am the self-consumer of my woes— They rise and vanish in oblivious host, Like shadows in love’s frenzied stifled throes And yet I am, and live—like vapours tossed
Into the nothingness of scorn and noise, Into the living sea of waking dreams, Where there is neither sense of life or joys, But the vast shipwreck of my life’s esteems; Even the dearest that I loved the best Are strange—nay, rather, stranger than the rest.
I long for scenes where man hath never trod A place where woman never smiled or wept There to abide with my Creator, God, And sleep as I in childhood sweetly slept, Untroubling and untroubled where I lie The grass below—above the vaulted sky. John Clare (Helpston, 13 July 1793– Northampton, 20 May 1864)
Nonostante sia dotato di un’austera bellezza, il Castello di Edimburgo, pare sia abitato da creature mostruose: un pifferaio fantasma, un batterista senza testa e un cane spettrale. E non si tratta solo di leggende.
Nel 2001 la residenza è stata totalmente circondata da apparecchiature altamente sofisticate, atte alla rilevazione di presenze e fenomeni paranormali.
Oltre 240 volontari hanno partecipato allo studio e la metà di costoro ha segnalato avvistamenti di fantasmi e fenomeni inquietanti. Qualcuno ha persino riferito di aver provato l’agghiacciante sensazione che qualche presenza ultraterrena gli tirasse i vestiti ..
Si chiama "Lost Lake", ossia "Lago perduto", poichè in estate scompare, lasciando posto ad un bel prato.
Si tratta di un fenomeno straordinario, dovuto alla presenza di un buco sul fondo di questo lago dell'Oregon, generato in tempi passati da una colata di lava.
Lost Lake
Nelle stagioni piovose, il buco si riempie d'acqua e il lago rimane pieno, mentre d'estate si prosciuga completamente.
Cile, dal deserto arriva la birra fatta con la nebbia
Ideata da due fratelli, la Cerveza Atrapanieblas è unica per le sue caratteristiche.
Da scoprire ad Expo.
L’ecologia può diventare gustosa.
Molto.
Ne sono convinti due fratelli, Marco e Miguel Carcuro, che si sono inventati un prodotto che ha dell’incredibile, la "Cerveza Atrapaniebla", letteralmente la "birra acchiappanebbia".
L'idea arrivò anni fa quando parteciparono a un corso per produrre birra artigianale.
Scoprirono così che, produrre buona birra nel nord del Cile, è molto complicato perché è l’acqua è molto dura e piena di nitrato, e le riserve idriche sono sempre meno.
Pannelli di rete per catturare goccioline.
Da qui l’illuminazione, raccontano a Repubblica.it, di rispolverare un sistema di approvvigionamento idrico che avevamo visto da bambini nella zona costiera di Chungungo, dove usano pannelli di rete in maglia Raschel (quelle usate in agricoltura per proteggere le piante dal gelo, per catturare le goccioline di nebbia che sale dal mare e ricavarne acqua potabile.
Gli affari vanno a gonfie vele. Così da un anno nel deserto di Peña Blanca si fa la prima e unica birra al mondo con acqua di nebbia, una birra rossa con malto tostato e sentori di caramello.
E la gente apprezza perchè in tanti si recano direttamente in fabbrica per acquistarla, mentre i ristoranti di Santiago la richiedono per la sua particolarità.
E il Cile l'ha voluto nel suo padiglione a Expo 2015.
Sarà perché una birra così risulta buona al palato e per l'ambiente. (di qua e di là)
Sally Ride era nata il 26 maggio di 64 anni fa e la sua prima missione a bordo dello Space Shuttle Challenger fu nel 1983.
Dal 1989 insegnò fisica all’Università di San Diego e diresse il California Space Institute.
Nel 2001 fondò Sally Ride Science, un’azienda che crea programmi e
pubblicazioni di scienze divertenti per bambini e ragazzini delle scuole
elementari e medie, e che si concentra soprattutto sulle bambine e
ragazze.
Scrisse sette libri per bambini sullo Spazio, per incoraggiarli a studiare scienze.
Nel 2008 si schierò pubblicamente a favore di Barack Obama, e fece parte del President’s Committee of Advisors on Science and Technology.
Morì a 61 anni, il 23 luglio 2012, a causa di un cancro al pancreas.
Gli ultimi tre giorni di questo mese, vengono ricordati come i “Giorni della Merla”, per indicare uno tra i periodi più freddi dell’inverno.
Leggende ce ne sono molte, sono andata a cercarne una delle tante .. alcune simili, altre assi diverse, ma che vedono in tutte un unico protagonista: una Merla.
Una merla dal bellissimo piumaggio bianco, era sempre strapazzata da Gennaio, mese freddo e scuro, che non aspettava altro che lei uscisse dal nido in cerca di cibo, per scatenare freddo e gelo. Stufa delle continue persecuzioni, un anno la merla fece provviste che bastassero per un mese intero e poi si rinchiuse nel suo nido. Rimase lì, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che all’epoca durava ventotto giorni. Giunti all’ultimo giorno del mese, la merla, credendo di aver ingannato il perfido Gennaio, sgusciò fuori dal nido e si mise a cantare per prenderlo in giro. Gennaio, furioso, se ne risentì e chiese tre giorni in prestito a Febbraio. Avutoli in dono, scatenò bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si nascose allora in un camino e vi restò ben nascosta aspettando che la bufera passasse. Trascorsi i tre giorni e finita la bufera, la merla uscì dal camino, ma a causa della fuliggine, il suo bel piumaggio candido si era tutto annerito. Così essa rimase per sempre con le piume nere e da quel giorno tutti i merli nascono di colore scuro.
Come in tutte le leggende, esiste un fondo di verità: nel calendario romano il Mese di Gennaio durava solo ventinove giorni. Sempre secondo la leggenda, se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà mite, se invece sono caldi, la primavera arriverà in ritardo.
Maurits Cornelis Escher (1898 - 1972), incisore e grafico olandese, è un personaggio davvero unico nel panorama artistico internazionale. Affascinato dal paesaggio italiano, dalla campagna senese come dal mare di Tropea, è riuscito a scorgere la regolarità dei volumi, la dimensione inaspettata degli spazi, la profondità storica delle città e dei borghi.
Fu la dimestichezza con questi luoghi, così diversi dalla dolcezza orizzontale della sua Olanda, a porsi alla radice di un percorso artistico che si avventurò negli spiazzi sconfinati della geometria e della cristallografia, divenendo terra fertile per giochi intellettuali dove la fantasia regnava sovrana.
Esempi famosi del suo lavoro includono: le Mani che disegnano (1948), un'opera che raffigura due mani che si disegnano l'una l'altra. Cielo e acqua I (1938) nella quale giochi di luce e ombra convertono dei pesci nell'acqua in uccelli nel cielo.
Cielo e acqua I
Salita e discesa (1960), nel quale file di persone salgono o scendono una scala chiusa in un ciclo infinito, su una costruzione impossibile da realizzare nella realtà, ma che è possibile disegnare solo avvalendosi di stranezze della percezione e della prospettiva.
Salita e discesa
Il mondo di Escher
Le implicazioni matematiche e cristallografiche, che sono scaturite dalla sua opera, non di rado in anticipo sulle ricerche degli stessi specialisti, oppure in prodigiosa contemporaneità, ne fanno un monumento della creatività del genere umano.
Il mondo che vorrei ..
è proprio questo ..
così perfetto che non
riesco ad immaginarne
un altro .. è un mondo
immenso, è fatto di tante
meraviglie che mai il
mio sguardo si stanca
di ammirare.
Lo senti anche tu?
C'è un lievissimo sussurrio, venuto da mondi lontani,
che passa indisturbato fra gli steli di granturco
rompendo l'anatomia dell'odio nei nostri giorni solitari,
e scompigliando il mondo dolcemente,
ogni momento grida sottovoce:
"amatevi,
la vita vera non è questa".
Valli fiorite
boschi rigogliosi Natura sei così generosa!
Sono grandi i tuoi doni
ma piccolo è il rispetto che ne abbiamo,
il sole ci scalda l'anima, il cielo ci fa essere davvero liberi,
ma anche una carezza
ad una persona amata
ci da felicità
perchè alla fine cosa siamo
se non una piccola folata
della tua tempestosa bellezza?
Dal 1983 Verona ospita l’esposizione internazionale del presepio nell’arte e nella tradizione, evento che negli anni è andato aumentando di dimensioni e importanza.
Entrare nel cuore antico dell'Arena e scoprire le alte volte, gli arcovoli nascosti e le squadrate colonne bugnate in una penombra rarefatta, dove ogni pietra, ogni architrave ha la propria funzione nel periodo in cui a Betlemme nasceva il "Bimbo" è il momento più emozionante del percorso della rassegna.
Queste pietre illuminate solo da immagini eteree di angeli, Re Magi ed antiche Madonne con Bimbo scandiscono i passi attenti di ogni visitatore che scruta con attenzione ogni opera, ogni figura. “Presepi” da tutto il mondo vengono a Verona, dove stanno esposti a una singolare “rassegna internazionale”.
Talora si tratta di esposizioni grandiose, emblematiche che stupiscono per la loro sapiente scenografia che ricostruisce paesi, piazze, fiumi, oppure fattorie contadine, o estremi villaggi di montagna, tale altra sono piccole opere, umili raccolte di figurine, nate dalla gioia e dalla sofferenza.
Verona, “Jerusalem minor”, la bella Verona che diciotto anni fa ha avviato nel suo anfiteatro romano questa “Rassegna Internazionale del Presepio”. Con Verona si sono gemellate altre città italiane tra le quali “Greccio”, provincia di Rieti, dove San Francesco, ha ideato il primo presepio vivente, nel 1223.
Ogni anno si trovano cose nuove, e la “Magia del Natale” si sente davvero .. visitandolo ogni volta.
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo, il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. Parola del Signore.