“10 Agosto”
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono...
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d'un pianto di stelle lo innondi
quest'atomo opaco del Male!
Giovanni Pascoli
La sera del 10 agosto 1867, festa di San Lorenzo, il padre del poeta, Ruggero Pascoli, fu ucciso con una fucilata mentre tornava a casa dal mercato in un "biroccio".
Portava in dono due bambole per le sue bambine.
La cavalla storna
Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.
Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;
che nelle froge avea del mar gli spruzzi
ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.
Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d'otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò mai briglie.
Tu che ti senti ai fianchi l'uragano,
tu dai retta alla sua piccola mano.
Tu c'hai nel cuore la marina brulla,
tu dai retta alla sua voce fanciulla".
La cavalla volgea la scarna testa
verso mia madre, che dicea più mesta:
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
lo so, lo so, che tu l'amavi forte!
Con lui c'eri tu sola e la sua morte
O nata in selve tra l'ondate e il vento,
tu tenesti nel cuore il tuo spavento;
sentendo lasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu premesti il corso:
adagio seguitasti la tua via,
perché facesse in pace l'agonia...".
La scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
oh! due parole egli dové pur dire!
E tu capisci, ma non sai ridire.
Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
con negli orecchi l'eco degli scoppi,
seguitasti la via tra gli alti pioppi:
lo riportavi tra il morir del sole,
perché udissimo noi le sue parole".
Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l'abbraccio' su la criniera.
"O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!
a me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona... Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise:
esso t'è qui nelle pupille fise.
Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa cenno. Dio t'insegni, come".
Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco della strada.
La paglia non battean con l'unghie vuote:
dormian sognando il rullo delle ruote.
Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse un nome . . . Sonò alto un nitrito.
Giovanni Pascoli
La poesia "La Cavalla Storna", Giovanni Pascoli, l'ha scritta per il padre scomparso, rimasto ucciso in un modo poco chiaro: fu colpito da una fucilata mentre si trovava alla guida di un calesse, trainato appunto da una cavalla storna ("O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna").
Era il 10 agosto del 1867 e il poeta ricorderà questo triste evento nei versi scritti nel 1903 e raggruppati nei Canti di Castelvecchio.
Aveva appena 11 anni quando il padre trovò la morte, forse per motivi politici o per questioni di lavoro.
All'interno del testo si parla de "La Torre", una grande tenuta, vicino San Mauro in Romagna, con una bellissima villa e una scuderia, dove all'epoca, avremmo potuto scorgere la famosa cavallina storna (ossia, dal manto nero e macchie bianche).
L'amministratore de "La Torre" era Ruggero Pascoli, il papà di Giovanni.
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10 agosto 2016
16 luglio 2016
“Nizza, Printemps des Poètes”
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| Nizza 14 luglio 2016 |
Voici que les corbeaux hivernaux
Ont psalmodié parmi nos cloches,
Les averses d’automne sont proches,
Adieu les bosquets des casinos.
Hier, elle était encor plus blême,
Et son corps frissonnait tout transi,
Cette église est glaciale aussi!
Ah! nul ici-bas que moi ne l’aime.
Moi! Je m’entaillerai bien le cœur,
Pour un sourire si triste d’elle!
Et je lui en resterai fidèle
À jamais, dans ce monde vainqueur.
Le jour qu’elle quittera ce monde,
Je vais jouer un Miserere
Si cosmiquement désespéré
Qu’il faudra bien que Dieu me réponde!
Non, je resterai seul, ici-bas,
Tout à la chère morte phtisique,
Berçant mon cœur trop hypertrophique
Aux éternelles fugues de Bach.
Et tous les ans, à l’anniversaire,
Pour nous, sans qu’on se doute de rien,
Je déchainerai ce Requiem
Que j’ai fait pour la mort de la Terre!
Patrick Caulfield (1936-2005)
![]() |
| Nizza 14 luglio 2016 |
Ecco, i corvi invernali
Han salmodiato in mezzo alle campane,
I rovesci d’autunno son vicini,
Addio piccoli boschi dei casini.
Ieri era ancor più livida,
Rabbrividiva tutta intirizzita,
Ed è gelida pure questa chiesa!
Ah tranne me quaggiù nessuno l’ama!
Io, io mi ferirei senz’altro il cuore
Per un dei suoi sorrisi così tristi!
E per sempre le resterò fedele
In questo mondo che ci spadroneggia.
II giorno in cui la terra lascerà
Mi metterò a suonare un Miserere
Così cosmicamente disperato
Che Dio dovrà rispondermi per forza!
Purtroppo resterò solo quaggiù,
Dedito a quella cara morta tisica,
Cullando il cuore mio troppo ipertrofico
Con le fughe di Bach imperiture.
E tutti gli anni, nel suo anniversario,
Per noi due, senza che nessun lo immagina,
Scatenerò il mio Requiem
Composto per la morte della Terra.
Patrick Caulfield (1936-2005)
Luciana Frezza da: « Poesie, di Jules Laforgue »
26 maggio 2016
“Auguri Maestro”
Nicola Piovani è nato a Roma il 26 maggio 1946.
Pianista, compositore e direttore d'orchestra italiano è un noto autore di colonne sonore, ha lavorato con alcuni dei maggiori registi del cinema italiano.
Ha vinto il premio Oscar per le musiche del film La vita è bella.
La vita è bella
Omaggio a Nicola Piovani
Auguri Maestro ..
Pianista, compositore e direttore d'orchestra italiano è un noto autore di colonne sonore, ha lavorato con alcuni dei maggiori registi del cinema italiano.
Ha vinto il premio Oscar per le musiche del film La vita è bella.
Auguri Maestro ..
30 aprile 2016
“Incontri e Passaggi” di Hugo Pratt.
Viaggio nell'opera di Hugo Pratt con "Incontri e paesaggi"
Apre oggi a La Pelanda del Macro di Roma la mostra sul creatore di Corto Maltese con oltre 120 tavole.
Una mostra-romanzo.
È questa la definizione scelta per descrivere “Incontri e Passaggi”, la raccolta delle opere di Hugo Pratt in esposizione presso La Pelanda del museo Macro Testaccio di Roma (da oggi a martedì 24 maggio).
Sono più di 120 le tavole originali che raccontano il celebre artista, tra pagine in bianco e nero e a colori, acquerelli e copertine di riviste, accompagnate da fotografie e altre rarità.
L’esposizione, già presentata con successo a Bruxelles e Angoulême, arriva in Italia grazie al Napoli Comicon (tenutosi a Napoli il 22-25 aprile) e l’Arf! Festival (previsto a Roma, sempre presso il Macro Testaccio, dal 20 al 22 maggio), ed è promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Un viaggio nella letteratura a fumetti
La mostra ruota attorno alle influenze e all’evoluzione di Pratt, con rimandi continui tra testi e immagini, ripercorrendone la vita attraverso gli incontri reali con Oesterheld, Ivaldi, Rieu, Bonelli, Platteau, e quelli fantastici con Stevenson, London, Curwood, Borges, Yeats e tanti altri.
Un vero e proprio viaggio nella “letteratura disegnata” a vent’anni dalla scomparsa di uno dei più grandi fumettisti mai esistiti.
Pratt è stato disegnatore, scrittore, e viaggiatore: le sue opere sono state tradotte e pubblicate in ogni parte del mondo, diventando l’esponente più famoso della nona arte.
Nel mondo di Corto Maltese
Al centro del percorso della mostra, nemmeno a dirlo, c’è il suo personaggio più famoso, quello del marinaio disincantato Corto Maltese, protagonista di tanti capolavori.
In occasione dell’inaugurazione di "Incontri e Passaggi" quasi non si può fare a meno di ricordare le parole di Umberto Eco: “Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.
(di Rossella Rasulo)
Per informazioni: www.museomacro.org.
Apre oggi a La Pelanda del Macro di Roma la mostra sul creatore di Corto Maltese con oltre 120 tavole.
Una mostra-romanzo.
È questa la definizione scelta per descrivere “Incontri e Passaggi”, la raccolta delle opere di Hugo Pratt in esposizione presso La Pelanda del museo Macro Testaccio di Roma (da oggi a martedì 24 maggio).
Sono più di 120 le tavole originali che raccontano il celebre artista, tra pagine in bianco e nero e a colori, acquerelli e copertine di riviste, accompagnate da fotografie e altre rarità.
L’esposizione, già presentata con successo a Bruxelles e Angoulême, arriva in Italia grazie al Napoli Comicon (tenutosi a Napoli il 22-25 aprile) e l’Arf! Festival (previsto a Roma, sempre presso il Macro Testaccio, dal 20 al 22 maggio), ed è promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Un viaggio nella letteratura a fumetti
La mostra ruota attorno alle influenze e all’evoluzione di Pratt, con rimandi continui tra testi e immagini, ripercorrendone la vita attraverso gli incontri reali con Oesterheld, Ivaldi, Rieu, Bonelli, Platteau, e quelli fantastici con Stevenson, London, Curwood, Borges, Yeats e tanti altri.
Un vero e proprio viaggio nella “letteratura disegnata” a vent’anni dalla scomparsa di uno dei più grandi fumettisti mai esistiti.
Pratt è stato disegnatore, scrittore, e viaggiatore: le sue opere sono state tradotte e pubblicate in ogni parte del mondo, diventando l’esponente più famoso della nona arte.
Nel mondo di Corto Maltese
Al centro del percorso della mostra, nemmeno a dirlo, c’è il suo personaggio più famoso, quello del marinaio disincantato Corto Maltese, protagonista di tanti capolavori.
In occasione dell’inaugurazione di "Incontri e Passaggi" quasi non si può fare a meno di ricordare le parole di Umberto Eco: “Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.
(di Rossella Rasulo)
Per informazioni: www.museomacro.org.
16 dicembre 2015
13 dicembre 2015
“Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”
13 Dicembre
E' il giorno di Santa Lucia, ricorrenza un tempo coincidente con il periodo solstiziale, da cui gli ormai famosissimi proverbi e filastrocche.
Alla festa della Santa della Luce sono connesse molte usanze, come quella di non mangiare pane il 13 dicembre, sorta in memoria di una carestia che affamò la Sicilia nel '700 e fu risolta per il miracoloso intervento della Santa che convogliò in Sicilia navi cariche di frumento.
In ricordo dell'avvenimento, nell'isola ed in diverse zone del Sud, si mangia la "cuccìa", un piatto a base di grano lessato, con aggiunta, per lo più, di vino cotto.
In Veneto, ma anche nelle nazioni vicine, dall'Austria alla Boemia, la Santa distribuisce regali ai bambini, mentre nel Nord Europa, in Svezia, il 13 dicembre viene eletta una "vergine saggia" che, scortata da compagne vestite di tuniche bianche, con una corona di sette candele sul capo, percorre le vie e raccoglie e porta nelle case i doni "solstiziali".
Questa é la notte di Santa Lucia
senti nell’aria la sua magia.
Lei vola veloce col suo asinello
atterra davanti ad ogni cancello.
Ad ogni finestra un mazzolin di fieno
e l’asinello ha già fatto il pieno.
Santa Lucia con il suo carretto
lascia a tutti un gioco e un dolcetto.
porta ai bambini tanti regali
tutti belli, tutti speciali.
M’han detto che quest’oggi
la giornata sarà breve,
che magari farà brutto,
ci sarà pure la neve.
E’ per questo che al balcone
hanno messo una candela
per far luce nella sera
e per farla meno nera.
Così quando sarà notte,
la più lunga che ci sia,
se sarò davvero bravo
passerà Santa Lucia.
E' il giorno di Santa Lucia, ricorrenza un tempo coincidente con il periodo solstiziale, da cui gli ormai famosissimi proverbi e filastrocche.
Alla festa della Santa della Luce sono connesse molte usanze, come quella di non mangiare pane il 13 dicembre, sorta in memoria di una carestia che affamò la Sicilia nel '700 e fu risolta per il miracoloso intervento della Santa che convogliò in Sicilia navi cariche di frumento.
In ricordo dell'avvenimento, nell'isola ed in diverse zone del Sud, si mangia la "cuccìa", un piatto a base di grano lessato, con aggiunta, per lo più, di vino cotto.
In Veneto, ma anche nelle nazioni vicine, dall'Austria alla Boemia, la Santa distribuisce regali ai bambini, mentre nel Nord Europa, in Svezia, il 13 dicembre viene eletta una "vergine saggia" che, scortata da compagne vestite di tuniche bianche, con una corona di sette candele sul capo, percorre le vie e raccoglie e porta nelle case i doni "solstiziali".
Questa é la notte di Santa Lucia
senti nell’aria la sua magia.
Lei vola veloce col suo asinello
atterra davanti ad ogni cancello.
Ad ogni finestra un mazzolin di fieno
e l’asinello ha già fatto il pieno.
Santa Lucia con il suo carretto
lascia a tutti un gioco e un dolcetto.
porta ai bambini tanti regali
tutti belli, tutti speciali.
M’han detto che quest’oggi
la giornata sarà breve,
che magari farà brutto,
ci sarà pure la neve.
E’ per questo che al balcone
hanno messo una candela
per far luce nella sera
e per farla meno nera.
Così quando sarà notte,
la più lunga che ci sia,
se sarò davvero bravo
passerà Santa Lucia.
8 dicembre 2015
“Otto dicembre .. 2015”
Tema:
Anno nuovo 2015,
Auguri Italia,
Citazioni,
Disegni,
Feste,
Misteri,
Natale,
Ricordi,
Spirito,
Tradizioni
3 aprile 2015
“Planet Comics”
Tempo di fumetti a Verona, Dal 05 Aprile 2015 al 06 Aprile 2015.
Una due giorni dedicata a fumetti, giochi di ruolo e cosplay
Il centro storico di Verona viene invaso dai più famosi personaggi dei fumetti e dei cartoni animati.
IronMan, l’Uomo Ragno, Gundam, Lupin e la sua banda tutti presenti per questo evento organizzato dall’associazione Pensa a Fumetti in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Verona e Think Comics.
L’evento propone un programma davvero fitto che va dalla Scuola di Magia di Harry Potter ai tornei di Magic e Krosmaster, dalla mostra dei costumi e dei video giochi, agli incontri con gli autori più famosi.
Una due giorni dedicata a fumetti, giochi di ruolo e cosplay
Il centro storico di Verona viene invaso dai più famosi personaggi dei fumetti e dei cartoni animati.
IronMan, l’Uomo Ragno, Gundam, Lupin e la sua banda tutti presenti per questo evento organizzato dall’associazione Pensa a Fumetti in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Verona e Think Comics.
L’evento propone un programma davvero fitto che va dalla Scuola di Magia di Harry Potter ai tornei di Magic e Krosmaster, dalla mostra dei costumi e dei video giochi, agli incontri con gli autori più famosi.
24 febbraio 2015
31 gennaio 2015
“Inchiostro”
Ho un tatuaggio che dice “insieme per tutta la vita”
ho scolpito il tuo nome con il mio coltellino tascabile
e ti chiedi quando ti svegli "sarà tutto a posto?"
senti come se qualcosa dentro si sia rotto
“Inchiostro”
Tutto ciò che so
Tutto ciò che so
è che mi sono perso, ovunque tu vada
tutto ciò che so
è che ti amo tanto
talmente tanto che fa male
Ho un tatuaggio e il dolore va bene
voglio solo trovare un modo per tenerti dentro
Tutto ciò che so
Tutto ciò che so
è che mi sono perso nel tuo fuoco
tutto ciò che so
è che ti amo tanto
talmente tanto che fa male
vedo che comincia la salita
vedo che le tue stelle iniziano a brillare
vedo i tuoi colori
mentre io sto morendo di sete
tutto ciò che so
è che ti amo tanto
talmente tanto che fa male
oh sì, sì, sì
talmente tanto che fa male
Artista: Coldplay
Titolo Originale: Ink
ho scolpito il tuo nome con il mio coltellino tascabile
e ti chiedi quando ti svegli "sarà tutto a posto?"
senti come se qualcosa dentro si sia rotto
“Inchiostro”
Tutto ciò che so
Tutto ciò che so
è che mi sono perso, ovunque tu vada
tutto ciò che so
è che ti amo tanto
talmente tanto che fa male
Ho un tatuaggio e il dolore va bene
voglio solo trovare un modo per tenerti dentro
Tutto ciò che so
Tutto ciò che so
è che mi sono perso nel tuo fuoco
tutto ciò che so
è che ti amo tanto
talmente tanto che fa male
vedo che comincia la salita
vedo che le tue stelle iniziano a brillare
vedo i tuoi colori
mentre io sto morendo di sete
tutto ciò che so
è che ti amo tanto
talmente tanto che fa male
oh sì, sì, sì
talmente tanto che fa male
Artista: Coldplay
Titolo Originale: Ink
Tema:
Anno nuovo 2015,
Canzoni,
Disegni,
Inverno,
Pensieri,
poster,
Ricordi,
Spirito,
Video musica
29 gennaio 2015
“Giorni o dì della Merla”
Gli ultimi tre giorni di questo mese, vengono ricordati come i “Giorni della Merla”, per indicare uno tra i periodi più freddi dell’inverno.
Leggende ce ne sono molte, sono andata a cercarne una delle tante .. alcune simili, altre assi diverse, ma che vedono in tutte un unico protagonista: una Merla.
Una merla dal bellissimo piumaggio bianco, era sempre strapazzata da Gennaio, mese freddo e scuro, che non aspettava altro che lei uscisse dal nido in cerca di cibo, per scatenare freddo e gelo.
Stufa delle continue persecuzioni, un anno la merla fece provviste che bastassero per un mese intero e poi si rinchiuse nel suo nido.
Rimase lì, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che all’epoca durava ventotto giorni.
Giunti all’ultimo giorno del mese, la merla, credendo di aver ingannato il perfido Gennaio, sgusciò fuori dal nido e si mise a cantare per prenderlo in giro.
Gennaio, furioso, se ne risentì e chiese tre giorni in prestito a Febbraio.
Avutoli in dono, scatenò bufere di neve, vento, gelo, pioggia.
La merla si nascose allora in un camino e vi restò ben nascosta aspettando che la bufera passasse.
Trascorsi i tre giorni e finita la bufera, la merla uscì dal camino, ma a causa della fuliggine, il suo bel piumaggio candido si era tutto annerito.
Così essa rimase per sempre con le piume nere e da quel giorno tutti i merli nascono di colore scuro.
Come in tutte le leggende, esiste un fondo di verità: nel calendario romano il Mese di Gennaio durava solo ventinove giorni.
Sempre secondo la leggenda, se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà mite, se invece sono caldi, la primavera arriverà in ritardo.
Leggende ce ne sono molte, sono andata a cercarne una delle tante .. alcune simili, altre assi diverse, ma che vedono in tutte un unico protagonista: una Merla.
Una merla dal bellissimo piumaggio bianco, era sempre strapazzata da Gennaio, mese freddo e scuro, che non aspettava altro che lei uscisse dal nido in cerca di cibo, per scatenare freddo e gelo.
Stufa delle continue persecuzioni, un anno la merla fece provviste che bastassero per un mese intero e poi si rinchiuse nel suo nido.
Rimase lì, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che all’epoca durava ventotto giorni.
Giunti all’ultimo giorno del mese, la merla, credendo di aver ingannato il perfido Gennaio, sgusciò fuori dal nido e si mise a cantare per prenderlo in giro.
Gennaio, furioso, se ne risentì e chiese tre giorni in prestito a Febbraio.
Avutoli in dono, scatenò bufere di neve, vento, gelo, pioggia.
La merla si nascose allora in un camino e vi restò ben nascosta aspettando che la bufera passasse.
Trascorsi i tre giorni e finita la bufera, la merla uscì dal camino, ma a causa della fuliggine, il suo bel piumaggio candido si era tutto annerito.
Così essa rimase per sempre con le piume nere e da quel giorno tutti i merli nascono di colore scuro.
Come in tutte le leggende, esiste un fondo di verità: nel calendario romano il Mese di Gennaio durava solo ventinove giorni.
Sempre secondo la leggenda, se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà mite, se invece sono caldi, la primavera arriverà in ritardo.
Tema:
Anno nuovo 2015,
Curiosità,
Disegni,
Favole,
Inverno,
Leggende,
Misteri,
Natura,
Tradizioni
19 gennaio 2015
“Il mondo di Escher”
Maurits Cornelis Escher (1898 - 1972), incisore e grafico olandese, è un personaggio davvero unico nel panorama artistico internazionale.
Affascinato dal paesaggio italiano, dalla campagna senese come dal mare di Tropea, è riuscito a scorgere la regolarità dei volumi, la dimensione inaspettata degli spazi, la profondità storica delle città e dei borghi.
Fu la dimestichezza con questi luoghi, così diversi dalla dolcezza orizzontale della sua Olanda, a porsi alla radice di un percorso artistico che si avventurò negli spiazzi sconfinati della geometria e della cristallografia, divenendo terra fertile per giochi intellettuali dove la fantasia regnava sovrana.
Esempi famosi del suo lavoro includono: le Mani che disegnano (1948), un'opera che raffigura due mani che si disegnano l'una l'altra.
Cielo e acqua I (1938) nella quale giochi di luce e ombra convertono dei pesci nell'acqua in uccelli nel cielo.
Salita e discesa (1960), nel quale file di persone salgono o scendono una scala chiusa in un ciclo infinito, su una costruzione impossibile da realizzare nella realtà, ma che è possibile disegnare solo avvalendosi di stranezze della percezione e della prospettiva.
Il mondo di Escher
Le implicazioni matematiche e cristallografiche, che sono scaturite dalla sua opera, non di rado in anticipo sulle ricerche degli stessi specialisti, oppure in prodigiosa contemporaneità, ne fanno un monumento della creatività del genere umano.
Affascinato dal paesaggio italiano, dalla campagna senese come dal mare di Tropea, è riuscito a scorgere la regolarità dei volumi, la dimensione inaspettata degli spazi, la profondità storica delle città e dei borghi.
Fu la dimestichezza con questi luoghi, così diversi dalla dolcezza orizzontale della sua Olanda, a porsi alla radice di un percorso artistico che si avventurò negli spiazzi sconfinati della geometria e della cristallografia, divenendo terra fertile per giochi intellettuali dove la fantasia regnava sovrana.
Esempi famosi del suo lavoro includono: le Mani che disegnano (1948), un'opera che raffigura due mani che si disegnano l'una l'altra.
Cielo e acqua I (1938) nella quale giochi di luce e ombra convertono dei pesci nell'acqua in uccelli nel cielo.
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| Cielo e acqua I |
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| Salita e discesa |
Le implicazioni matematiche e cristallografiche, che sono scaturite dalla sua opera, non di rado in anticipo sulle ricerche degli stessi specialisti, oppure in prodigiosa contemporaneità, ne fanno un monumento della creatività del genere umano.
Tema:
Anno nuovo 2015,
Arte,
Curiosità,
Disegni,
Misteri,
Ricordi,
Video arte
10 gennaio 2015
“Charlie Hebdo”
"Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo.
Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre"
Oriana Fallaci
17 dicembre 2014
“Le città distratte”
di Amaranta De Francisci
"Ecco, se accade qualcosa, se mio malgrado si compie una piccola epifania di colori e forme e armonie, quello che faccio ha un senso, se parlo mi capisci, se sorrido sorridi. Questa volta l'ho fatto io, un'altra volta lo fa la ruggine su una vecchia latta o la pioggia e il vento su un muro o il riflesso di un campanile in una pozzanghera...
Poi se capita, c'è la poesia.Quella degli altri e, immodestamente, qualche volta anche la mia."
Amaranta De Francisci
"Ho dei colori, una tela, e devo esprimermi con schiettezza, anche se dovessi farlo in modo sommario: metterò quattro o cinque macchie di colore e traccerò quattro o cinque linee, ma che abbiano un'espressione plastica"
Henri Matisse
"Ecco, se accade qualcosa, se mio malgrado si compie una piccola epifania di colori e forme e armonie, quello che faccio ha un senso, se parlo mi capisci, se sorrido sorridi. Questa volta l'ho fatto io, un'altra volta lo fa la ruggine su una vecchia latta o la pioggia e il vento su un muro o il riflesso di un campanile in una pozzanghera...
Poi se capita, c'è la poesia.Quella degli altri e, immodestamente, qualche volta anche la mia."
Amaranta De Francisci
"Ho dei colori, una tela, e devo esprimermi con schiettezza, anche se dovessi farlo in modo sommario: metterò quattro o cinque macchie di colore e traccerò quattro o cinque linee, ma che abbiano un'espressione plastica"
Henri Matisse
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