Translate

Visualizzazione post con etichetta Film. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Film. Mostra tutti i post

16 febbraio 2016

“La Signora in Rosso”


                                                       

5 dicembre 2015

“L’erba sotto di me -sopra la volta del cielo”

Io sono!

Io sono- ma cosa sono chi lo sa a chi importa;
mi hanno dimenticato i miei amici come un ricordo perduto:
rimastico fra me i dolori-
sorgono svaniscono in armata d’oblio,
come ombre nei soffocati frenetici spasmi dell’amore
eppure io sono, e vivo- come scossi vapori

nel nulla del disprezzo e del rumore,
nel vivo mare dei sogni a occhi aperti,
dove non c’è un senso a vita o gioie
se non l’immenso naufragio dei miei meriti;
perfino i più cari quelli più amati
sono estranei-anzi, ancora più estranei che gli altri.

Cerco scenari mai calcati da orma d’uomo
un luogo dove mai donna abbia sorriso o pianto,
per dimorarvi con il mio Creatore,
e dormire come dolcemente dormivo bambino,
non turbando e non turbato dove mi distenda
l’erba sotto di me -sopra la volta del cielo.

                                              Penny Dreadful
 I Am!

I am—yet what I am none cares or knows;
My friends forsake me like a memory lost:
I am the self-consumer of my woes—
They rise and vanish in oblivious host,
Like shadows in love’s frenzied stifled throes
And yet I am, and live—like vapours tossed

Into the nothingness of scorn and noise,
Into the living sea of waking dreams,
Where there is neither sense of life or joys,
But the vast shipwreck of my life’s esteems;
Even the dearest that I loved the best
Are strange—nay, rather, stranger than the rest.

I long for scenes where man hath never trod
A place where woman never smiled or wept
There to abide with my Creator, God,
And sleep as I in childhood sweetly slept,
Untroubling and untroubled where I lie
The grass below—above the vaulted sky.
John Clare (Helpston, 13 July 1793– Northampton, 20 May 1864)                                               

22 maggio 2015

“Les Misérables”

Spesso mi piace riguardare dei film che mi hanno colpito, come questo.
Certo il romanzo è un capolavoro, ma questo film è veramente bello.

Il regista del film è Tom Hooper, premio Oscar de "Il Discorso del Re",
Il cast fantastico : Hugh Jackman, il premio Oscar Russell Crowe, Anne Hathaway, Amanda Seyfried, Eddie Redmayne, Aaron Tveit, Samantha Barks, Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen.
                                                           

Ambientato nella Francia del XIX Secolo, "Les Misérables" racconta un'affascinante storia di sogni infranti e amore non corrisposto, sacrifici e riscatto.
Una dimostrazione senza tempo della sopravvivenza dello spirito umano.
Jackman interpreta l'ex detenuto Jean Valjean, ricercato da decenni dallo spietato poliziotto Javert ( R.Crowe) dopo che viola la libertà condizionata.
Quando Valjean acconsente a prendersi cura della giovane figlia dell'operaia Fantine (A.Hathaway), Cosette, le loro vite cambiano per sempre.

Il musical più longevo di tutto il mondo porta tutta la sua forza sul grande schermo nella spettacolare interpretazione che Tom Hooper dà dell'epica storia di Victor Hugo.
Con superstars internazionali e canzoni molto amate, incluse "I Dreamed a Dream," "Bring Him Home," "One Day More" e "On My Own" ,
"Les Misérables", lo spettacolo degli spettacoli rinasce in un'esperienza cinematografica musicale unica.

                                           "I Dreamed a Dream"

                                          Trailer italiano ufficiale                     

3 marzo 2015

“pretty woman”


25 anni da allora .. Pretty Woman è considerato da molti come uno dei film più popolari di tutti i tempi.

19 dicembre 2014

“Va' Dove Ti Porta Il Cuore”

Addio Virna Lisi , attrice italiana famosa nel mondo, grande esempio di solidità e di statura come donna, al di là della sua bellezza rimasta impareggiabile anche negli anni.
                                                             
                                                                           

                                             Tribute

4 dicembre 2014

“Gone with the Wind”

La "Warner Home Entertainment" ha messo in vendita una riedizione del film "Gone with the Wind" in Blu-Ray per il suo 75° Anniversario.
                                                          
                                                                   
                                                                           
                                                                           
                                                                   
                                                                      

Un film davvero "senza tempo".

22 novembre 2014

“Parole .. pensieri .. parole” ..

                                                                         
                                                                             
                                                                        
                                                                         
                                                                       
 
                                                                         
(dal web)                                                                                                                                                          

17 settembre 2014

“HOMELAND”

Vincitrice di “6 Emmy Awards”, HOMELAND è una serie solida e avvincente basata sul binomio verità-menzogna, con un ottimo cast.
                                                             

Una grande racconto che mixa suspense, politica contemporanea, introspezione psicologia e rapporti umani con grandissima sicurezza.
                                                                  
                                                                          

“HOMELAND” una serie che mi ha tenuto incollata al teleschermo.

                                                                           

4 marzo 2014

"L' Oscar a un film italiano”

Roma che stupisce solo a guardarla, con le sue meraviglie da togliere il fiato.
Il trionfo agli oscar della “Grande Bellezza”  di Sorrentino è anche, e forse soprattuto, il trionfo di una Capitale che torna al centro della scena con gli occhi di mezzo mondo puntati su di lei.
Città eterna, come eterno è il suo fascino e i suoi malanni.
Dal Gianicolo, dove si apre il film, alle splendide terrazze che ospitano le feste dei protagonisti, dal giardino di Villa Medici, in cui si svolge la passeggiata notturna di Jep fino all'Eur, Sorrentino racconta la grande bellezza della città più bella del mondo.
                                                          
                                                                         

A nessun personaggio di questa Grande bellezza è dato di evadere, e anche chi fugge lo fa per morte sicura o per sparizione improvvisa.
Le figure di Sorrentino non hanno vita propria, sono burattini comandati da mangiafuoco, eterodiretti da una scrittura tirannica, verticale, sempre giudicante.
Non hanno spazio di manovra, sembrano non respirare.
                                                                      

Il domatore Jep Gambardella li doma tutti dispensando frusta e carota.
La crisi di cui si dice portatore è senza convinzione, come i trenini delle sue feste, non porta da nessuna parte.
Ma questa condanna sconfortata che cade su tutto e tutti, alla fine è assolutoria, e il ritratto di questa società decadente che si nasconde dentro i palazzi romani, mai visibile agli occhi di un comune mortale, sempre staccata dalla realtà, diventa solamente pittoresca.
(di qua e di la)
                                                                           
                                                                             

                                        Roma e la sua grande bellezza

13 gennaio 2014

"Grazie Italia, un Paese strano ma bellissimo"

Beverly Hills (California), 13 gennaio 2014

Omaggio alla coppia d’oro del cinema italiano, Paolo Sorrentino e Toni Servillo.
“La grande bellezza” di Paolo Sorrentino trionfa ai 71esimi Golden Globes e si aggiudica il premio come miglior film in lingua straniera.

                                           La Grande Bellezza

“Grazie Italia, questo è un Paese davvero strano ma bellissimo” ha detto il regista ritirando il suo importantissimo Globo.

                                            La premiazione                                

“E’ obiettivamente una grande gioia. Nessuno di noi immaginava di vincere i Golden Globe”.
Lo ha detto Toni Servillo, protagonista della Grande bellezza di Paolo Sorrentino, premiato questa notte con il Golden Globe come miglior film straniero.
La prima cosa che mi viene da dire - ha sottolineato Servillo - è che si premia un talento notevole che è quello di Paolo Sorrentino.
Questo premio, che è un premio dalla critica, dai giornalisti, è dato alla novità del suo linguaggio cinematografico”.

29 novembre 2013

“Addio a Tony Musante”

Il ruolo del musicista malato teminale in “Anonimo Veneziano”, di Enrico Maria Salerno gli diede enorme successo.
                                                               
Tony Musante
Tony Musante e Florinda Bolkan
Gli anni passano, ma è stato un film che mi è rimasto nel cuore.

Altre parole sono sprecate, questa è la vita.

                                            Anonimo Veneziano

26 novembre 2013

“Saziarsi d’immagini”

Quando il regista Luchino Visconti girava, tutto doveva essere non verosimile ma vero e adeguato all’ambiente che si voleva ricreare nei film che girava : non solo mobili e oggetti d’antiquariato ma anche cibi squisiti e vini d’annata nei calici di cristallo.
                                                                 
“Lavorare con Visconti significava avere completa fiducia in lui.
Innamorato de “Il gattopardo”, pretese per questo film l’assurdo dell’assurdo : ogni giorno dovevano arrivare da San Remo quintali di fiori freschi per abbellire determinate scene.
In quella famosa del ballo volle tutti i lampadari della sala illuminati con candele vere che, naturalmente, si squagliavano in breve tempo.
Di conseguenza, oltre al trambusto iniziale per accenderle, c’era quello di interrompere la lavorazione ogni ora, cambiare le candele a centinaia e riaccenderle”. 

                                                                    
                                                                                 
“Sempre nella scena del ballo, tutti gli uomini portavano i guanti bianchi. Dato il caldo e l’inevitabile bagno di sudore i guanti dopo alcune ore si ombravano. Nessuno lo avrebbe notato e tanto meno la macchina da presa, ma Visconti sì, e pretese che impiantassimo sul luogo una lavanderia con una cinquantina di donne addette a lavarli perché non poteva girare se i guanti non erano proprio immacolati! E questo solo per citare qualche esempio, tanto per far capire quanto la lavorazione continuò a dilatarsi oltre il previsto. Insomma con il film in costume avemmo un sacco di problemi con Visconti, forse anche perché l’ambientazione aristocratica lo faceva tornare alle sue origini, o forse più semplicemente perché era un perfezionista con tutte le fisime dei perfezionisti.”
Così Goffredo Lombardo, produttore del film di Luchino Visconti, ricorda il celebre regista italiano scomparso nel 1976.  
                                                                          
                                                                            
                                                                   
E non soltanto i costumi di scena erano oggetto delle attenzioni del regista.
Le tavole dovevano essere apparecchiate con eleganza esasperata e con cibi reali e squisiti, che magari non venivano nemmeno toccati.
I vini versati nei calici e nelle caraffe di “cristallo purissimo” erano autentici e, ovviamente, DOC.
                                                                   
                                                                                 

Pervasi fa un gusto opulento e sovraccarico anche gli ultimi film di Visconti, da “Morte a Venezia” a “Gruppo di famiglia in un interno” e ancora a “L’innocente”, rispecchiano questa esigenza di realtà, anzi meglio dire di iperrealtà, che può sembrare inutile esibizionismo, ma che, nei fatti, costituisce la cifra più creativa del regista.
(L’avventurosa storia del cinema italiano)


Il film restaurato in tutta la sua bellezza .. è un capolavoro che non smetterà mai di far sognare gli appassionati.
Al Festival del Cinema Europeo a Lecce, la proiezione de "Il Gattopardo" di Luchino Visconti, nella recente versione restaurata.                                                                        

12 novembre 2013

“C'era una volta un burattino”..

La favola italiana più famosa al mondo torna sugli schermi, fedele all'opera di Collodi, ma sempre diversa
Una sequenza leggera, in bianco e nero, apre il film di Enzo D'Alò ispirato alla più famosa fiaba italiana, quel Pinocchio di Carlo Collodi che tante volte è stato prestato al cinema.
Per vincere la solitudine il falegname Geppetto costruisce un burattino che chiama Pinocchio e che come per magia prende vita.
Ma Pinocchio è un monello, una peste carica di energia che corre e non si ferma mai, e se si ferma lo fa o per mangiare o dormire.
 “Ma stanno fermi così per sempre?”, chiede a babbo Geppetto la prima volta che entra a scuola, trovandosi a fissare un po’ impaurito i bambini seduti mentre seguono la lezione.
                                                               
Pinocchio cerca sempre mille scuse per non andare a scuola, si fa tentare dal Gatto e la Volpe (qui per la prima volta rappresentata come una donna), incontra Mangiafuoco, scappa con Lucignolo nel Paese dei Balocchi, finchè  ..
Il rapporto tra babbo e figlio, dalla ricerca di Geppetto all'affetto di Pinocchio verso il padre anziano che non sa nuotare, diviene il nucleo centrale del film, in cui l'omaggio al padre del regista crea uno momento commuovente e sincero. Forse questa centralità rende meno efficace la morale classica di Pinocchio : il percorso del burattino è sicuramente meno punitivo, lo sguardo sul personaggio e sui suoi errori più mite, persino distratto a volte, e l'acquisizione della maturità e la libertà dal legno del burattino si esplica nel prendersi cura del babbo.

Le lezioni morali sono appena accennate, quasi lasciate indietro rispetto alla leggera fantasia dell'infanzia, la stessa fata Turchina non è una madre, ma una coetanea di Pinocchio, il quale quasi si innamora di lei e la sensazione di leggerezza che permea tutto il film lascia il sorriso nello spettatore.
Ad impreziosire ulteriormente il film è la voce di Lucio Dalla e la sua musica, uno degli ultimi regali che il Maestro ci ha fatto prima di morire. Doppiando il pescatore verde, scrivendo le musiche meravigliosamente retrò, cantando la sigla finale insieme a Marco Alemanni, Lucio racchiude un bel quadro in una splendida cornice, eclettica e romantica come solo Lucio Dalla sapeva fare.

                                                                      

3 novembre 2013

“AMADEUS”

E’ curioso il fatto che in questo particolare periodo dell’anno io ricordi sempre con piacere il film “Amadeus”.
Wolfgang Amadeus Mozart è sempre stato uno dei miei “musicisti” preferiti, fin da giovanissima, naturale che  “Amadeus” sia uno dei film che ho amato e rivisto più volte.
Dopo l’uscita di quel film di Milos Forman nel 1984,  una vera e propria “mozartmania” ha contagiato anche chi, prima di allora, non aveva mai ascoltato la musica del maestro austriaco.
Il titolo riporta il secondo nome del prima bambino prodigio e poi genio.


Antonio Salieri, acclamato musicista di Corte, ricoverato nel 1823 al manicomio di Vienna, confessa ad un sacerdote, un tremendo segreto : ha consumato la vita nel tentativo di distruggere Mozart, volgare e libertino, indegno, secondo lui, dei doni divini.
Sotto il segno del più scatenato gusto del gioco, è una riflessione sul contrasto tra genio e mediocrità e sull'invidia.
Una storia appassionante, divertente e drammatica al tempo stesso che rivela il genio e le debolezze di un uomo che ha lasciato scritto il suo nome nella Storia.
Scritto dall'inglese “Peter Shaffer”, da una sua pièce (1979).
Omaggio a Praga.
Splendide immagini.  

8 Oscar : film, regia, sceneggiatura, attore (F.M. Abraham), costumi, suono, trucco, scenografia.
Non tenendo conto che, in fondo, è un Mozart visto da Salieri i molti mozartiani di stretta osservanza hanno eccepito sulla fedeltà storica, specialmente sulle libertà prese per la genesi del Requiem, ma avrebbero da lamentarsi di più i pochi ammiratori di Salieri.


Un ritratto grandioso, lo specchio di una società fatta di grandi contrasti e raccontata attraverso questa splendida “tragicommedia”.

24 ottobre 2013

“Le Voci di Dentro”

TONI SERVILLO nella Commedia di DE FILIPPO
                                                             
“Da martedì 5 a domenica 10 novembre al Teatro Nuovo di Verona” va in scena "Le voci di dentro", la commedia di “Eduardo De Filippo” composta nel 1948 e portata in scena con la regia e l'interpretazione di “Toni Servillo”.

«Eduardo De Filippo - spiega Servillo - è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare, dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare».
                                                                     

LA TRAMA E IL CONTESTO STORICO

Servillo spiega così l'opera di De Filippo: «Le voci di dentro è la commedia dove Eduardo, pur mantenendo un’atmosfera sospesa fra realtà e illusione, rimesta con più decisione e approfondimento nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, e quindi dello stesso pubblico. L’assassinio di un amico, sognato dal protagonista Alberto Saporito, che poi lo crede realmente commesso dalla famiglia dei suoi vicini di casa, mette in moto oscuri meccanismi di sospetti e delazioni. Si arriva ad una vera e propria atomizzazione della coscienza sporca, di cui Alberto Saporito si sente testimone al tempo stesso tragicamente complice, nell’impossibilità di far nulla per redimersi».

Ma anche il periodo storico merita attenzione per capire l'origine dell'opera di De Filippo. Nel 1948 la Seconda guerra mondiale era ormai conclusa, ma  Eduardo ritraeva con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo italiana, per i decenni a venire.

Toni Servillo ha interpretato il ruolo di  uno straordinario personaggio, lo scrittore Jep Gambardella, nel film : "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino.

                                                                     
Toni Servillo nella parte di Jep Gambardella nel trailer del film "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino.

14 settembre 2013

“Il favoloso mondo di Amélie”

Bellissimo questo film, anche se ha più di dieci anni .. la colonna sonora splendida, composta da Yann Tiersen, dal titolo “La Valse D'Amelie”, è una delle migliori mai realizzate.
Un'aliena a Montmartre.
Una fiaba parigina, baciata da uno strepitoso successo.

                                                             Paris
“Il favoloso mondo di Amélie”
Il 3 settembre 1973, alle 18, 28 minuti e 32 secondi, una mosca della famiglia dei Calliphoridi, capace di 14.670 battiti d'ali al minuto, plana su rue Saint-Vincent, a Montmartre.
Nello stesso momento, in un ristorante all'aperto a due passi dal Moulin de la Galette, il vento si insinua magicamente sotto una tovaglia facendo ballare i bicchieri senza che nessuno se ne accorga.
Sempre nello stesso momento, uno spermatozoo con il cromosoma X del signor Raphaël Poulain, si stacca dal plotone per raggiungere un ovulo della signora Poulain, nata Amandine Fouet.
Nove mesi più tardi, nasce Amélie Poulain.
                                                                              
Alcune citazioni tratte dal film che mi sono piaciute.

“Strana la vita. Quando uno è piccolo, il tempo non passa mai. Poi, da un giorno all'altro ti ritrovi a cinquant'anni, e l'infanzia o quel che ne resta è in una piccola scatola, che è pure arrugginita.”

“L'angoscia del tempo che passa,  ci fa parlare del tempo che fa.”

“La vita è solo un'interminabile replica di uno spettacolo che non avrà mai luogo.”
                                                                         

13 febbraio 2013

Il Grande Gatsby

Mi  è bastato "Il grande Gatsby" per innamorami di Fitzgerald.



"Gatsby e Daisy" per molti di noi hanno i volti di Robert Redford e Mia Farrow.


                                                                                   


 La casa di Francis Scott Fitzgerald  .. quella nella quale appunto ..visse quando si trasferì a Baltimora nel 1932 è in vendita.
Il prezzo ? 450.000 dollari .. anche con un mutuo mensile dalla durata di trent’anni.


                                                                      
Discusso, lodato e criticato, F.S.Firzgerald si trovò improvvisamente ricco e celebre.
Sposò la bellissima Zelda Sayre, eroina dei suoi racconti, si trasferì per un periodo in Francia, dove frequentò l'ambiente letterario e mondano che viveva tra Parigi e la Costa Azzurra.
Tornato in America con Zelda, si stabilì a Long Island, ove i due, organizzarono feste favolose spendendo senza risparmio il molto denaro guadagnato : è questo appunto il mondo descritto in "Il grande Gatsby".


                                                                              

Ancora una volta lo ritroviamo con Zelda, tra i "grandi miti" rievocati nel bellissimo film di W. Allen : "Midnight in Paris".

                                                                   

Secondo me è un autore che va letto e riletto, (ricordiamoci anche di "Tenera è la notte" e altri ancora .. scritti in vita e postumi) perché leggendolo è come fosse ancora davanti a noi.

Sottolineare la tristezza, i pianti e ancora "la tristezza", osserva infatti lo stesso  Fitzgerald, appartengono "ad un centinaio di generazioni umane" ad epoche precedenti alla storia.

Per me tutto si rincorre, il passato non è mai passato, anzi mi mette addosso una nostalgia .. forse anche il desiderio di aver davvero vissuto quei tempi .. gli anni 20, gli anni del jazz ..

28 gennaio 2013

L'aroma “klezmer” del film “Train de Vie”

Shtetl, shtetl, shtetele, ne m'oublie pas, "shtetele",
je suis parti un jour en train, pour aller très loin.
Shtetl, shtetl, shtetele, n'efface pas les yeux des gens,
c'est ce qui me tiens encore en vie,
leur sublime folie, leur sublime folie. Train de vie
.


Gustosi i dialoghi curati da Moni Ovadia e, naturalmente la musica, riproposta per l’occasione dall’onnipresente “geniaccio balcanico” Goran Bregovic.
… ricollegando la musica klezmer a quella zingara, anch’essa è l’espressione di un popolo perennemente in viaggio …
                                                  

10 gennaio 2013

Filetto al sangue ..

Tra un delitto e un incubo, Alfred Hitchcock amava soffermarsi, nei suoi film, sulle scene conviviali.

Tensione, azione, emozione e  immaginazione sono gli ingredienti-chiave del cinema di Alfred Hitchcock, gli elementi segreti di una vera e propria formula magica. Il mondo di Hitchcock non è però fatto soltanto di azione e di terrore : anche i riti del bere, del mangiare e tutta l’arte dell’imbandigione hanno la loro importanza. Sono il palcoscenico dove si consumano drammi e redenzioni (in “Nodo alla gola” lo smascheramento degli autori di un omicidio avviene nel corso di un “cocktail” filmato in tempo reale).


Alfred Hitchcock
Alludono al pericolo imminente e alimentano sospetti (“La finestra sul cortile”, “Psyco”) introducono drammi e complicazioni narrative (la cena araba nel film “L’uomo che sapeva troppo”, il pranzo sull’espresso New York-Chicago (in “Intrigo-internazionale”) e tanti altri film con altrettanti riferimenti al convivio, tazze da tè rotte (“Gli uccelli”), “tète-à-tète .. gastronomici, etc.


Alfred Hitchcock
                                                                                                                                               
Questo legame con tutto ciò che fa tavola è del resto nella psicologia stessa di Hitchcock.
Basta scorrere la sua biografia per sincerarsene. Quando dalla Gran Bretagna si trasferisce a Hollywood, porta con se il cuoco di fiducia. Quando dirige Marlene Dietrich, ricompensa la sua bravura con bistecche fatte venire apposta da New York e quando litiga con Tippi Hedren, la protagonista de “Gli uccelli”, è perché lei si permette, unica nella storia, di fare allusioni al suo peso.


                                                                      




E in fondo, uno dei sogni di Hitchcock era “girare” una specie di antologia sul cibo.
“L’arrivo del cibo in città, la distribuzione, l’acquisto, la vendita, la cucina, l’azione del mangiare. 
E’ un ciclo completo”.