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13 ottobre 2016

“Addio al Giullare Premio Nobel”

Il giorno della scomparsa, oggi a Milano, di Dario Fo, Premio Nobel per la letteratura.
                                                                

La storia affascinante di un grande artista, infatti, lo ha visto inizialmente rinunciare alla pittura (laureato all’Accademia di Brera), avvilito dal mercimonio a cui avrebbe dovuto sottostare: produrre un certo quantitativo di opere sperando poi che acquistassero valore nel tempo.
Lui, raccontava, fu consigliato da un amico che lo aveva sentito raccontare le sue storie intrattenendo piacevolmente il pubblico del treno che prendeva abitualmente, a volte facendo perdere la fermata giusta ai viaggiatori-spettatori.

Fu così che nacque il Dario Fo attore.     

La sua vera passione, la pittura, lo ha accompagnato sempre nella preparazione delle scenografie e in tutte le opere teatrali che ha portato nel mondo, accumulando negli anni ben due hangar colmi di opere, catalogate dalla moglie Franca.  
                                                                       
                                                                         

“Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole. ”
Dario Fo.                                                                 

1 ottobre 2016

“Ottobre”

Sotto le tue dita io sono una castagna bruna.
Così respira in tasca ai bambini.
E la buccia, che punge tanto,
l’ha rotta l’amore
con colpi verdi.
(Jan Skàcel)
                                                             


Ottobre e gli alberi sono spogliati
di tutto ciò che indossano
Che m’importa?
Ottobre e i regni sorgono
e i regni cadono
ma tu vai avanti
e avanti.
(U2, October)                                                                     

28 settembre 2016

“Il cielo d'Irlanda”


I proverbi irlandesi sono un simbolo di saggezza, derivato dall'esperienza di un popolo (quello celtico) decisamente diverso da noi.
Queste piccole frasi sanno ammaestrare e al tempo stesso istruire, educare ed insegnare: ma in maniera giocosa, subdola (in senso positivo) e ironica, mai noiosa.
Questi proverbi irlandesi ci permettono di entrare in contatto con i valori del popolo dell'isola: essi rispecchiano le condizioni di vita delle persone da cui sono stati inventati, la società che le circonda, in tutte le sue forme, sia negative che positive.
Non sentenze, ma semplici consigli da tenere con sé.
(web)

Trova tempo per lavorare: è il prezzo del successo.
Trova tempo per pensare: è la fonte del potere.
Trova tempo per giocare: è il segreto dell'eterna giovinezza.
Trova tempo per leggere: è il fondamento della saggezza.
Trova tempo per l'amicizia: è la strada della felicità.
Trova tempo per sognare: è attaccare il tuo carro ad una stella.
Trova tempo per amare ed essere amato: è il privilegio degli dèi.
Trova tempo per aiutare gli altri: la giornata è troppo breve per essere avari.
Trova tempo per ridere: è la musica dell'anima.



                                          Fiorella Mannoia

Il cielo d'Irlanda è un oceano di nuvole e luce
il cielo d'Irlanda è un tappeto che corre veloce
il cielo d'Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
ti annega di verde e ti copre di blu
ti copre di verde e ti annega di blu

Il cielo d'Irlanda si sfama di muschio e di lana
il cielo d'Irlanda si spulcia i capelli alla luna
il cielo d'Irlanda è un gregge che pascola in cielo
si ubriaca di stelle di notte e il mattino è leggero
si ubriaca di stelle e il mattino è leggero

Dal Donegal alle isole Aran
e da Dublino fino al Connemara
dovunque tu stia viaggiando con zingari o re
il cielo d'Irlanda si muove con te
il cielo d'Irlanda è dentro di te

Il cielo d'Irlanda è un enorme cappello di pioggia
il cielo d'Irlanda è un bambino che dorme sulla spiaggia
il cielo d'Irlanda a volte fa il mondo in bianco e nero
ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero
ma dopo un momento li fa brillare più del vero

Il cielo d'Irlanda è una donna che cambia spesso d'umore
il cielo d'Irlanda è una gonna che gira nel sole
il cielo d'Irlanda è Dio che suona la fisarmonica
si apre e si chiude con il ritmo della musica
si apre e si chiude con il ritmo della musica

Dal Donegal alle isole Aran
e da Dublino fino al Connemara
dovunque tu stia viaggiando con zingari o re
il cielo d'Irlanda si muove con te
il cielo d'Irlanda è dentro di te

Dovunque tu stia bevendo con zingari o re
il cielo d'Irlanda è dentro di te
il cielo d'Irlanda è dentro di te
Written by Massimo Bubola

24 settembre 2016

“Galway, Irlanda”

Galway, Irlanda”
                                                         
                                                                        
                                                                         
                                                                         

                                                                                  
                                                                   

                                                                            
                                                                  
foto bymonica

22 settembre 2016

“Irlanda”

L'Irlanda fotografata da mia figlia, in questi giorni.
                                                            
                                                                        

                                                                         
                                                                            
(continua)

11 settembre 2016

“Un'estate non ancora finita”

E va bene, diciamo che ho passato un'estate piuttosto interessante.
Ho girellato parecchio, dopo la montagna il lago .. poi altra montagna,
in un posto diverso da quello delle vacanze vere e proprie.
                                                                        
Lago d'Iseo - Lovere
                                                                  
Lago d'Iseo - Lovere

Il caldo continua, imperterrito a farla da padrone.
Rassegniamoci.
                                                                            
La Marmolada

Piano piano, tonerò al mio blog, così come l'estate che sta finendo e l'autunno che speriamo inizi !!
Ben ritrovati !!

10 agosto 2016

“10 Agosto”

“10 Agosto”

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono...

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d'un pianto di stelle lo innondi
quest'atomo opaco del Male!
Giovanni Pascoli

La sera del 10 agosto 1867, festa di San Lorenzo, il padre del poeta, Ruggero Pascoli, fu ucciso con una fucilata mentre tornava a casa dal mercato in un "biroccio".
Portava in dono due bambole per le sue bambine.
                                                                       
La cavalla storna

Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.
Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;
che nelle froge avea del mar gli spruzzi
ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.
Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:

"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d'otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò mai briglie.

Tu che ti senti ai fianchi l'uragano,
tu dai retta alla sua piccola mano.
Tu c'hai nel cuore la marina brulla,
tu dai retta alla sua voce fanciulla".

La cavalla volgea la scarna testa
verso mia madre, che dicea più mesta:
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
lo so, lo so, che tu l'amavi forte!
Con lui c'eri tu sola e la sua morte
O nata in selve tra l'ondate e il vento,
tu tenesti nel cuore il tuo spavento;
sentendo lasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu premesti il corso:
adagio seguitasti la tua via,
perché facesse in pace l'agonia...".
La scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.

"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
oh! due parole egli dové pur dire!
E tu capisci, ma non sai ridire.
Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
con negli orecchi l'eco degli scoppi,
seguitasti la via tra gli alti pioppi:
lo riportavi tra il morir del sole,
perché udissimo noi le sue parole".
Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l'abbraccio' su la criniera.

"O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!
a me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona... Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise:
esso t'è qui nelle pupille fise.

Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa cenno. Dio t'insegni, come".
Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco della strada.
La paglia non battean con l'unghie vuote:
dormian sognando il rullo delle ruote.

Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse un nome . . . Sonò alto un nitrito.
Giovanni Pascoli
                                                                                                         


La poesia "La Cavalla Storna", Giovanni Pascoli, l'ha scritta per il padre scomparso, rimasto ucciso in un modo poco chiaro: fu colpito da una fucilata mentre si trovava alla guida di un calesse, trainato appunto da una cavalla storna ("O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna").
Era il 10 agosto del 1867 e il poeta ricorderà questo triste evento nei versi scritti nel 1903 e raggruppati nei Canti di Castelvecchio.
Aveva appena 11 anni quando il padre trovò la morte, forse per motivi politici o per questioni di lavoro.

All'interno del testo si parla de "La Torre", una grande tenuta, vicino San Mauro in Romagna, con una bellissima villa e una scuderia, dove all'epoca, avremmo potuto scorgere la famosa cavallina storna (ossia, dal manto nero e macchie bianche).
L'amministratore de "La Torre" era Ruggero Pascoli, il papà di Giovanni.

7 agosto 2016

“Estate a Madonna di Campiglio”

Eccomi a casa, dopo una bella vacanza tra i monti.
Il tempo è stato clemente e in buona compagnia sono riuscita a farmi delle belle, anche se difficili "scarpinate".

                                                                  

Decisamente la montagna mi sta appasionando ogni anno di più.
Madonna di Campiglio, le sue montagne, i rifugi, le vallate, i laghi, i castelli, uno più bello dell'altro .. ogni anno scopro posti nuovi.
Lo so bene che c'è ancora molto da vedere.
                                                                    

Quest'anno sono riuscita a visitare uno dei circa "Ottocento" Castelli che si trovano nel Trentino.
Ve lo farò conoscere nei prossimi giorni.

                                                                 

Per ora rimpiango davvero il fresco e la pace di quei luoghi fantastici..


Un mini-video girato da noi, in compagnia, per catturare questi posti che non si dimenticano.                          

1 agosto 2016

“L'uva, Agosto fa matura”

Un bambino al mare

Conosco un bambino così povero
che non ha mai veduto il mare:
a Ferragosto lo vado a prendere,
in treno a Ostia lo voglio portare.

Ecco guarda gli dirò
questo è il mare, pigliane un pò!
Col suo secchiello, fra tanta gente,
potrà rubarne poco o niente:
ma con gli occhi che sbarrerà,
il mare intero si prenderà.
Poesia di  Gianni Rodari

                                                                        

Buon mese di Agosto e buone vacanze .. !!

16 luglio 2016

“Nizza, Printemps des Poètes”

Nizza 14 luglio 2016
Complainte de l’organiste de Notre-Dame de Nice

Voici que les corbeaux hivernaux
Ont psalmodié parmi nos cloches,
Les averses d’automne sont proches,
Adieu les bosquets des casinos.

Hier, elle était encor plus blême,
Et son corps frissonnait tout transi,
Cette église est glaciale aussi!
Ah! nul ici-bas que moi ne l’aime.

Moi! Je m’entaillerai bien le cœur,
Pour un sourire si triste d’elle!
Et je lui en resterai fidèle
À jamais, dans ce monde vainqueur.

Le jour qu’elle quittera ce monde,
Je vais jouer un Miserere
Si cosmiquement désespéré
Qu’il faudra bien que Dieu me réponde!

Non, je resterai seul, ici-bas,
Tout à la chère morte phtisique,
Berçant mon cœur trop hypertrophique
Aux éternelles fugues de Bach.

Et tous les ans, à l’anniversaire,
Pour nous, sans qu’on se doute de rien,
Je déchainerai ce Requiem
Que j’ai fait pour la mort de la Terre!
Patrick Caulfield (1936-2005)
                                                                                                      
Nizza 14 luglio 2016
Lamento dell’organista di Notre-Dame di Nizza

Ecco, i corvi invernali
Han salmodiato in mezzo alle campane,
I rovesci d’autunno son vicini,
Addio piccoli boschi dei casini.

Ieri era ancor più livida,
Rabbrividiva tutta intirizzita,
Ed è gelida pure questa chiesa!
Ah tranne me quaggiù nessuno l’ama!

Io, io mi ferirei senz’altro il cuore
Per un dei suoi sorrisi così tristi!
E per sempre le resterò fedele
In questo mondo che ci spadroneggia.

II giorno in cui la terra lascerà
Mi metterò a suonare un Miserere
Così cosmicamente disperato
Che Dio dovrà rispondermi per forza!

Purtroppo resterò solo quaggiù,
Dedito a quella cara morta tisica,
Cullando il cuore mio troppo ipertrofico
Con le fughe di Bach imperiture.

E tutti gli anni, nel suo anniversario,
Per noi due, senza che nessun lo immagina,
Scatenerò il mio Requiem
Composto per la morte della Terra.
Patrick Caulfield (1936-2005)
Luciana Frezza da: « Poesie, di Jules Laforgue »

4 luglio 2016

“Mezza con panna”

“Mezza con panna”
Ecco come gli abitanti della sua città natale, Messina, chiamano la granita al caffè con panna.
Estasi per il palato e tesoro della grande tradizione gelatiera siciliana.
Una storia antica quella della granita, che ci riporta fino al tempo della dominazione araba.
Nasce, infatti, come fresca bevanda composta dallo sherbet, un composto di neve e ghiaccio raccolto sulle cime dell’Etna e conservato in contenitori detti nivieri.
A Messina poi, trova la sua direzione più tipica, grazie al connubio con caffè espresso e panna.
Il suo segreto?
La caffettiera napoletana, che mantiene inalterato il sapore dell’espresso, né troppo dolce, né troppo amaro.
Stefania Tagliaferri
                                                                                                   

                                                                   

Preparazione:

Preparate 500 ml di caffè espresso e lasciatelo raffreddare.
Versate in una ciotola lo zucchero e scioglietelo aggiungendo il caffè.
Amalgamate gli ingredienti aiutandovi con le fruste a mano.
Unite l’acqua a temperatura ambiente.
Versate il composto in una terrina larga e mettetelo in freezer per 2-3 ore, mescolandolo ogni 30 minuti.
Intanto in una ciotola versate la panna fredda e montatela con le fruste ben fredde.
Incorporate lo zucchero a velo poco alla volta, finché la panna non sarà montata a neve ferma.
Versate la granita al caffè nei bicchieri e decorate con panna montata.

22 giugno 2016

“Ecco uno dei quadri .. !”

“Ecco uno dei quadri del Tesoro di Hitler !”
                                                                           

Fra i quadri del cosiddetto ”tesoro di Hitler” figurano anche alcune opere sconosciute dei pittori Marc Chagall e Otto Dix.
Lo ha riferito Meike Hoffmann, un esperto d’arte che sta collaborando alle indagini sul ritrovamento dei quadri trafugati dai nazisti prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Secondo Hoffmann, il quadro di Chagall ritrae una scena allegorica dipinta a meta’ degli anni venti e ”possiede un alto valore artistico e storico”.

18 giugno 2016

“Le persone non si dimenticano”

“Non puoi dimenticare chi un giorno ti faceva sorridere, chi ti faceva battere il cuore, chi ti faceva piangere per ore intere.
Le persone non si dimenticano.
Cambia il modo in cui noi le vediamo, cambia il posto che occupano nel cuore, il posto che occupano nella nostra vita.
Ci sono persone che hanno tirato fuori il meglio di me, eppure adesso tra noi,… c’è solamente un semplice ‘ciao’.
Ci sono persone che hanno preso il mio cuore e lo hanno ridotto in mille pezzi, senza nemmeno pensarci due volte.
Ci sono persone che sono entrate nella mia vita in punta di piedi e ne sono uscite esattamente nello stesso modo.
Ci sono persone che hanno creato un gran casino, che hanno sconvolto i miei piani, che hanno confuso le mie idee.
Ci sono persone che nonostante tutto, sono ancora parte della mia vita.
Ci sono persone che sono arrivate e non sono più andate via.
Ci sono persone che, anche se io non le ho mai sentite, ci sono sempre state.
E poi ci sono persone che non fanno ancora parte della mia vita, ma che tra qualche anno forse, saranno le persone più importanti per me.
Ci sono persone che: nonostante mi abbiano fatto versare lacrime, mi abbiano stravolto la vita, mi hanno insegnato a vivere.
Mi hanno insegnato a diventare quello che sono.
E, anche se oggi tra noi resta solamente un sorriso o un semplice ‘ciao’, faranno per sempre parte della mia vita.
Io non dimentico nessuno.
Non dimentico chi ha toccato con mano, almeno per una volta, la mia vita.
Perché se lo hanno fatto, significa che il destino ha voluto che mi scontrassi anche con loro prima di andare avanti.”
Luciano Ligabue
                                                                                                   

15 giugno 2016

“Canzone Per Te”

La festa appena cominciata
È già finita
Il cielo non è più con noi
Il nostro amore era l’invidia di chi è solo
Era il mio orgoglio la tua allegria

È stato tanto grande e ormai
Non sa morire
Per questo canto e canto te
La solitudine che tu mi hai regalato
Io la coltivo come un fiore

Chissà se finirà
Se un nuovo sogno la mia mano prenderà
Se a un’altra io dirò
Le cose che dicevo a te

Ma oggi devo dire che
Ti voglio bene
Per questo canto e canto te
È stato tanto grande e ormai non sa morire
Per questo canto e canto te
Sergio Endrigo 

                                                                    "Sono nato a Pola il 15 giugno 1933"
 

 .. un omaggio ad un grande Poeta ..