Dissertiamo di vino e di cucina ... anche di Dessert ..
Il vino: Soave (Verona), armonia di storia e di vino.
Soave, incantevole gioiello medievale tra poggi ridenti e odorati colli, dove la natura è disposta all'arte e la vite con il suo frutto ne esalta la magica bellezza.
Viaggio nel Veneto dell'arte, della cultura, della bellezza e nell'enogastronomia ..
Mina - Succhiando l'uva
Senza te
io non mi sento
c'è qualcosa nell'aria
come se questa estate che ho dentro
desse sete da un pò.
M'immagino ancora con te
fare l'amore nelle vigne
alla vita che bevo con te
succhiando l'uva
m'inchino.
E canto a te
mi dono a te
dovunque vada
m'intono già
e sento già
la vita viva.
Sento te
ma non capisco
c'è qualcosa nell'aria
non so perché
ma ogni volta rinasco
e poi muoio di te.
M'immagino il sole e le dune
fare l'amore nelle vigne
l'amore che non è mai finito
è come il burro
che ci rimane il dito.
Io canto a te
mi dono a te
comunque vada
m'intono già
e sento già
la vita viva.
Il cielo a te
le rose e foglie
e le frattaglie dei nostri cuori
le bocche a bocca di miele e di vino
disgelo tutto quello che vuoi
succhiando l'uva
m'inchino.
E canto a te
mi dono a te
comunque vada
m'intono già
e sento già
la vita viva.
E canto a te
mi dono a te
comunque vada
m'intono già
sarà sarà
la vita viva .

C'era una volta un contadino che era molto furbo. Egli era così furbo che, invece di piantare l'uva, piantava le volpi. Un giorno il contadino furbo andò nel suo campo di volpi e ne raccolse tante, ma così tante che erano più di una volpe. Il contadino furbo mandò le volpi a raccogliere l'uva matura ma le volpi, che non riuscivano ad arrivare all'uva, dissero che era acerba. Il contadino furbo, che era molto furbo, andò a controllare di persona e vide che le volpi si erano sbagliate. Raccolse l'uva matura, tornò a casa e la nascose in un nascondiglio di uva. Le volpi, che erano furbe, ma avevano anche un ottimo olfatto, sentirono il profumo dell'uva e, visto che c'arrivavano, dissero che era matura e la mangiarono. Il contadino furbo, che era molto più furbo delle volpi, le catturò e aprì loro la pancia. L'uva era matura, ma così matura che era diventata dell'ottimo vino e ne bevve tanto e di gusto.
La morale sta nel fatto che puoi sempre trovare uno più furbo di te, quindi non fare il furbo se non sai chi hai davanti, se no quello ti apre la pancia e si beve il vino.

Voglio iniziare, non dagli antipasti, ma dal mio piatto preferito : il risotto (in tutte le sue varianti), che sono molte, moltissime ..
Risotto alla castellana
Ingredienti:
400 g riso
20 g funghi secchi
panna da cucina
200 g prosciutto cotto a cubetti
vino bianco
cipolla
parmigiano
brodo
olio
Tempo di preparazione: circa 40 minuti
Preparazione:
Far soffriggere la cipolla con 1 cucchiaio di olio aggiungere il riso, farlo rosolare leggermente, sfumarlo con il vino bianco poi farlo cuocere con poco brodo aggiungendolo di volta in volta quando asciuga intanto mettere a bagno i funghi in acqua tiepida per circa 30 min, quasi a fine cottura aggiungere prima i funghi con mezzo bicchiere di acqua per farli ammorbidire poi il prosciutto in fine aggiungere la panna da cucina e mantecare con il parmigiano.
La mia variante : i funghi li cucino a parte con olio aglio e prezzemolo. Ne aggiungo una parte a metà cottura, l'altra alla fine insieme al
prosciutto a dadini, alla panna e al parmigiano.
E manteco il tutto.
Il gusto , credetemi, cambia completamente, così come il colore.

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RISI E BISI

Risi e bisi è uno dei piatti più conosciuti della cucina veneta. La tradizione vuole che sia preparato con i piselli della prima raccolta di maggio, quelli più teneri e dolci. Abbiamo scoperto preparando questo post, che ne esistono varie versioni, una tipica della nostra zona, il padovano e una tipica di Venezia. Risi e bisi era infatti d'obbligo sulla tavola del doge il giorno di San Marco, 25 aprile, dopo la solenne processione che si svolgeva sul Canal Grande.
Ingredienti :
400gr di riso
500gr di pisellini freschi
100gr di pancetta tagliata a dadini (facoltativa)
1 cipolla tritata
50gr di burro
olio extravergine d’oliva
brodo vegetale
100gr di parmigiano
una noce di burro per mantecare
sale
Preparazione :
soffriggete la pancetta e la cipolla con il burro e l’olio, aggiungete i pisellini, sgranati, bagnate con un bicchiere di brodo e fate cuocere per 20 minuti. Aggiungere il brodo rimasto, e quando avrà raggiunto il bollore, il riso. Girate sempre con un mestolo di legno, aggiustate di sale e quando sarà cotto aggiungete il parmigiano, la noce di burro. Mantecate bene e servite in tavola ben caldo.

Vino da abbinare: rosso corposo Chianti o Barolo, servito a temperatura ambiente.

Qual è il migliore vino italiano? Amarone, Chianti, Barolo o Nero d’Avola? Difficile dirlo, dipende dai gusti. Più facile dire quali siano i vini italiani più costosi. In Italia nonostante ci si trovi in un paese a forte tradizione enologica, la cultura del bere bene è attecchita da poco. Ancora oggi infatti la maggior parte degli italiani compra bottiglioni di vita da tavola a due euro al supermercato e solo una piccola minoranza, secondo gli ultimi sondaggi è disposta a pagare più di cinque euro per una bottiglia di vino italiano. Eppure si è sviluppata, soprattutto negli ultimi anni, una nicchia di intenditori ed estimatori del vino italiano che amano ricercare prima di tutto qualità e per questo sono disposti a pagare.
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TORTA SALATA TIPO PASQUALINA
Piatto Unico Vegetariano
Ingredienti:
1,5 chili tra spinaci ed erbette freschi 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva 1 spicchio d'aglio 1 rametto di timo fresco 1 rametto di foglie di maggiorana fresche Un pizzico di pepe nero macinato Un poco di sale per insaporire 350 grammi di ricotta fresca di tipo cremoso 7 uova 4 cucchiai di Grana Padano grattugiato 800 grammi di pasta sfoglia surgelata
Pulisci gli spinaci e le erbette, privali delle radici e lavali ripetutamente. Tagliali grossolanamente a striscioline, quindi mettili a scolare in un colapasta. Nel frattempo scalda in una padella l'olio con uno spicchio d'aglio leggermente schiacciato, aggiungi le verdure e falle brasare a fuoco non troppo vivace per circa 10 minuti, fino a che siano completamente appassite. Insaporisci col sale, il pepe nero, il timo e la maggiorana tritati, quindi elimina lo spicchio d'aglio e lasciale completamente raffreddare. In una terrina metti la ricotta fresca e rompila bene con una forchetta.. aggiungi un uovo, un pizzico di sale e il Grana, quindi le verdure ormai fredde.
Amalgama bene tutti gli ingredienti con un cucchiaio di legno e regola, se necessario, il sapore. Stendi la pasta sfoglia foderando una tortiera tonda (diametro 25 cm) dai bordi alti, quindi distribuisci il composto su tutto il fondo, livellandolo bene. Prendi un uovo, lavalo e appoggia il guscio sul ripieno creando cinque cavità non troppo profonde intorno al centro, più o meno con la stessa distanza tra loro. Rompi le uova rimanenti molto delicatamente (il tuorlo deve rimanere intatto) e appoggiale su ogni conca creata. Spolvera un po' di sale in superficie quindi ricopri con un cerchio di pasta sfoglia. Ripiega i bordi esterni della pasta sul cerchio interno, sigillandoli con un pennellino intinto in uovo sbattuto. Spennella il resto della torta e inforna in forno già caldo a 200 gradi per circa 50-60 minuti, fino a completa doratura della superficie e dei bordi esterni.
Questa non è la ricetta originale della torta Pasqualina, sicuramente molto più

abbinamento vini: Verdicchio di Matelica DOC

Il vitigno Verdicchio è probabilmente millenario: si presume che i primi a coltivarlo fossero i Piceni, antico popolo stanziato a sud del fiume Esimo; questi lo allevarono applicando le tecniche di viticoltura apprese dagli Etruschi. Migliaia di anni fa il terreno di quest’area era il fondale di un mare chiuso ed è ora caratterizzato da argilla sabbiosa, ricca di sali minerali, calcare, ferro e magnesio.
Viene prodotto nei pressi di Matelica, in una piccola zona marchigiana che è l’unica area italiana al di fuori dei Castelli di Jesi dove si produce questo vino. Il Verdicchio di Matelica è vinificato con uve Verdicchio (minimo 85%). Rispetto al Verdicchio dei Castelli di Jesi è maggiormente delicato con un fondo amarognolo più tenue.
Il Verdicchio è un vino da bere giovane preferibilmente entro 1 anno dall’annata di vendemmia. Il Verdicchio Riserva, maturato in botte, può esse consumato anche dopo qualche anno. Si produce anche nelle versioni Spumante, Riserva e Passito.
Amarone della Valpolicella

questa foto l'ho scattata a Verona nell'Enoteca "Il bugiardo"

Il nome di questo rosso veronese strutturato, Amarone, deriva dalla parola “amaro”, adottata per distinguerlo dal dolce del Recioto della Valpolicella da cui ebbe, seppure involontariamente, origine.
Il nuovo epiteto Amarone per indicare il Recioto Amaro nasce nella primavera del 1936nella Cantina Sociale Valpolicella, ad opera del capocantina Adelino Lucchese, palato e fiuto eccezionali che, grazie al fortunato ritrovamento di una botte di recioto dimenticata in cantina e spillando il Recioto Amaro dal fusto di fermentazione, uscì in una esclamazione entusiastica: “Questo non è un Amaro, è un Amarone”.Il capocantina aveva regalato alla Valpolicella la parola magica e il direttore Gaetano Dall’Ora la usò subito in etichetta. La Cantina Sociale di Negrar nell’ingresso attuale ostenta giustamente una lettera di spedizione del 1942 con descrizione di “Fiaschetti di Amarone 1938”.Praticamente il recioto, messo in botte e poi dimenticato, continuò a fermentare fino a diventare secco. Gli zuccheri si sono così trasformati tutti in alcol e hanno fatto perdere la dolcezza al vino, al quale, in contrapposizione a quello che avrebbe dovuto essere, è stato dato il nome di Amarone. Fatta la scoperta, non è che l’Amarone fu subito perfetto. Anzi, a volte veniva fuori per combinazione, per fortuna, ancora dolce ma con un sapore finale di mandorla, magari risultato di una partita di Recioto in cui la fermentazione era sfuggita al controllo del produttore.
Di "vino amaro" si parlava fin dai tempi di Catullo nel Carme n. 27 (49 circa a.C.) reclama "calices amariores"(bicchieri più amari). Ma ben altri documenti ne danno testimonianza.
Cassiodoro, nei primi anni del IV secolo, ricerca l’Acinatico della Valpolicella, rosso e bianco per la mensa del re ostrogoto Teodorico: si ritiene che fosse un "recchiotto amaro", scrive G. B. Peres nel 1900, opinione coincidente con quella del Panvinio, che nell’Acinàtico di Cassiodoro riconosce il Rètico di Augusto[2] e del Sarayna (1543) che parla dei vini della Valpolicella "neri, dolci, racenti e maturi".
Ma forse più di ogni altro vale il giudizio emesso da assaggiatori francesi a Parigi nel 1845 su una partita di vino "Rosso Austero Costa Calda" di San Vito di Negrar vecchio di 11 anni: "Supremo vino d’Italia... preferibile a diversi Bordeaux ed Hermitage".
Perfetto con i cibi dell’autunno e dell’inverno, come brasati, stracotti, spezzatini, arrosti, soprattutto di selvaggina. Grande rosso che può essere accompagnato a piatti "importanti" quali selvaggina e carni arrosto, ma anche a salumi, formaggi stagionati e ai piatti tipici della tradizione quale "pasta e fasoi" e lo stesso risotto all’Amarone. Anche bevuto da solo è un degno finale di un pasto serale o può essere il compagno di una piacevole meditazione.
Servizio: in ampi bicchieri, in modo da dare ai profumi la possibilità di evolversi con l’ossigenazione del vino. Temperatura di servizio ideale dai 18 ai 20 °C.
(dal web)


sale degustazione ..
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