Possono essere il segno visibile del fatto che noi, forse anche brevemente, abbiamo rinunciato a focalizzarci su noi stessi per renderci compartecipi delle emozioni altrui.
Quando ci avviene di piangere, acquistiamo una visione più chiara delle cose.
Vediamo accresciuta la nostra capacità di immedesimarci con altri individui e con la condizione umana.
Soltanto in epoca recente la nostra cultura si è liberata almeno in parte del tabù non scritto in base al quale agli uomini non sarebbe concesso di piangere.
Tradizionalmente, gli uomini sarebbero tenuti a mostrare un volto impassibile agli avvenimenti del mondo.
Era, questo, un aspetto di colui che veniva definito un “vero uomo” : risoluto, imperturbabile, idiosincratico alle emozioni.
John Wayne e Gary Cooper non hanno mai avuto il “permesso” di piangere sullo schermo fino ai loro anni più avanzati, quando debolezza e sentimentalismo potevano trovare spiegazione nell’incipiente senescenza.
l.b.
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| John Wayne |
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| Gary Cooper |
Non è un sintomo di debolezza.
Debolezza sarebbe, al contrario, non consentire a noi stessi di dare libero sfogo attraverso le lacrime alle nostre emozioni.
“La massima felicità che ci sia dato di conquistare è la consapevolezza che la felicità non è poi indispensabile”




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