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26 novembre 2013

“Saziarsi d’immagini”

Quando il regista Luchino Visconti girava, tutto doveva essere non verosimile ma vero e adeguato all’ambiente che si voleva ricreare nei film che girava : non solo mobili e oggetti d’antiquariato ma anche cibi squisiti e vini d’annata nei calici di cristallo.
                                                                 
“Lavorare con Visconti significava avere completa fiducia in lui.
Innamorato de “Il gattopardo”, pretese per questo film l’assurdo dell’assurdo : ogni giorno dovevano arrivare da San Remo quintali di fiori freschi per abbellire determinate scene.
In quella famosa del ballo volle tutti i lampadari della sala illuminati con candele vere che, naturalmente, si squagliavano in breve tempo.
Di conseguenza, oltre al trambusto iniziale per accenderle, c’era quello di interrompere la lavorazione ogni ora, cambiare le candele a centinaia e riaccenderle”. 

                                                                    
                                                                                 
“Sempre nella scena del ballo, tutti gli uomini portavano i guanti bianchi. Dato il caldo e l’inevitabile bagno di sudore i guanti dopo alcune ore si ombravano. Nessuno lo avrebbe notato e tanto meno la macchina da presa, ma Visconti sì, e pretese che impiantassimo sul luogo una lavanderia con una cinquantina di donne addette a lavarli perché non poteva girare se i guanti non erano proprio immacolati! E questo solo per citare qualche esempio, tanto per far capire quanto la lavorazione continuò a dilatarsi oltre il previsto. Insomma con il film in costume avemmo un sacco di problemi con Visconti, forse anche perché l’ambientazione aristocratica lo faceva tornare alle sue origini, o forse più semplicemente perché era un perfezionista con tutte le fisime dei perfezionisti.”
Così Goffredo Lombardo, produttore del film di Luchino Visconti, ricorda il celebre regista italiano scomparso nel 1976.  
                                                                          
                                                                            
                                                                   
E non soltanto i costumi di scena erano oggetto delle attenzioni del regista.
Le tavole dovevano essere apparecchiate con eleganza esasperata e con cibi reali e squisiti, che magari non venivano nemmeno toccati.
I vini versati nei calici e nelle caraffe di “cristallo purissimo” erano autentici e, ovviamente, DOC.
                                                                   
                                                                                 

Pervasi fa un gusto opulento e sovraccarico anche gli ultimi film di Visconti, da “Morte a Venezia” a “Gruppo di famiglia in un interno” e ancora a “L’innocente”, rispecchiano questa esigenza di realtà, anzi meglio dire di iperrealtà, che può sembrare inutile esibizionismo, ma che, nei fatti, costituisce la cifra più creativa del regista.
(L’avventurosa storia del cinema italiano)


Il film restaurato in tutta la sua bellezza .. è un capolavoro che non smetterà mai di far sognare gli appassionati.
Al Festival del Cinema Europeo a Lecce, la proiezione de "Il Gattopardo" di Luchino Visconti, nella recente versione restaurata.                                                                        

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