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10 gennaio 2013

Filetto al sangue ..

Tra un delitto e un incubo, Alfred Hitchcock amava soffermarsi, nei suoi film, sulle scene conviviali.

Tensione, azione, emozione e  immaginazione sono gli ingredienti-chiave del cinema di Alfred Hitchcock, gli elementi segreti di una vera e propria formula magica. Il mondo di Hitchcock non è però fatto soltanto di azione e di terrore : anche i riti del bere, del mangiare e tutta l’arte dell’imbandigione hanno la loro importanza. Sono il palcoscenico dove si consumano drammi e redenzioni (in “Nodo alla gola” lo smascheramento degli autori di un omicidio avviene nel corso di un “cocktail” filmato in tempo reale).


Alfred Hitchcock
Alludono al pericolo imminente e alimentano sospetti (“La finestra sul cortile”, “Psyco”) introducono drammi e complicazioni narrative (la cena araba nel film “L’uomo che sapeva troppo”, il pranzo sull’espresso New York-Chicago (in “Intrigo-internazionale”) e tanti altri film con altrettanti riferimenti al convivio, tazze da tè rotte (“Gli uccelli”), “tète-à-tète .. gastronomici, etc.


Alfred Hitchcock
                                                                                                                                               
Questo legame con tutto ciò che fa tavola è del resto nella psicologia stessa di Hitchcock.
Basta scorrere la sua biografia per sincerarsene. Quando dalla Gran Bretagna si trasferisce a Hollywood, porta con se il cuoco di fiducia. Quando dirige Marlene Dietrich, ricompensa la sua bravura con bistecche fatte venire apposta da New York e quando litiga con Tippi Hedren, la protagonista de “Gli uccelli”, è perché lei si permette, unica nella storia, di fare allusioni al suo peso.


                                                                      




E in fondo, uno dei sogni di Hitchcock era “girare” una specie di antologia sul cibo.
“L’arrivo del cibo in città, la distribuzione, l’acquisto, la vendita, la cucina, l’azione del mangiare. 
E’ un ciclo completo”.       

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